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lunedì 4 maggio 2015

Ecco Come Creare Lavoro a Napoli

ASSEMBLEA SUL LAVORO A NAPOLI (promossa dall'associazione Pangea Blu e grazie all'ospitalità del gruppo consigliare RED) LUNEDI' 18 MAGGIO ore 16.00 - (Antisala dei Baroni - Maschio Angioino - Napoli ) Basta disoccupazione e precarietà a Napoli..... ECCO COME CREARE LAVORO!! Le cifre che ha fornito l'Istat sull'aumento della disoccupazione sono preoccupanti e qui a Napoli sono ancora più drammatici. Al di là dei numeri, la disoccupazione comporta povertà, perdita della casa, criminalità, denutrizione, abbandoni scolastici, antagonismo etnico, famiglie spezzate e altri problemi sociali. Occorre dunque creare immediatamente NUOVO LAVORO! Basta volerlo davvero. Ci sono i soldi e ci sono i settori di intervento dove investirli. COME!? Vieni all'Assemblea del 18 maggio e te lo spiegheremo

nei dettagli!
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martedì 11 novembre 2014

PRIMA DI TUTTO IL LAVORO....Prime risposte concrete alla vertenza legale Progetto Isola Bros contro la Regione Campania

Come molti sanno l'associazione Pangea Blu, in rappresentanza dei soci aderenti al Progetto Isola Bros, ha avviato una vertenza legale contro la Regione Campania. Oltre 100 disoccupati del progetto Isola hanno aderito alla vertenza che ha l'obiettivo di contrastare la propaganda della regione campania che ha diffuso l'immagine,avvallata dai media locali, secondo la quale i disoccupati Isola Bros sono degli "scansafatiche", "propensi all'illegalità", "non rappresentano il mondo del lavoro" (come dichiarato dall'inneffabile assessore Severino Nappi)e che protestano e manifestano senza alcun diritto.Alle prime diffide formali intentate dall'ufficio legale di Pangea Blu la Regione, attraverso l'Arlas, ha balbettato rispondendo che il progetto Isola era "perente" e per cui non si capiva che cosa si reclamasse. Adesso dopo più di cento diffide e la petizione la Regione riconosce che i disoccupati Isola hanno le loro ragioni e si dichiara disponibile ad una interlocuzione di merito. Prendiamo atto con soddisfazione di un primo riconoscimento positivo delle nostre ragioni e della giustezza ed efficacia della nostra vertenza. Naturalmente lo consideriamo solo un primo passo verso il definitivo e completo riconoscimento delle ragioni dei disoccupati e siamo pronti ad allargare la nostra lotta e la nostra azione finalizzandola al riconoscimento del diritto al lavoro di tanti disoccupati napoletani. In questo senso l'assemblea generale dei nostri iscritti, tenutasi ieri in via Mezzocannone 16, ha deliberato la presa d'atto di queste prime risposte e l'indizione di un nuova assemblea, entro i primi giorni di Dicembre, questa volta aperta a tutti i disoccupati e precari napoletani. Il nuovo appuntamento per confrontarsi tutti insieme su forme,tempi e proposte per porre al centro dell'agenda politica e sociale napoletana la questione della disoccupazione e dello sviluppo finalizzati alla creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro.
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mercoledì 5 febbraio 2014

Io non faccio parte del popolo bue...e tu !!??

Dicesi Popolo Bue la massa di persone ignoranti e disinformate che credono a qualsiasi cosa ed ubbidiscono supinamente al demagogo di turno. Subiscono ingiustizie continue tenendo il capo chino senza mai ribellarsi. Questo nuovo gruppo (che trovate su Facebook)è promosso da PANGEA BLU e nasce dall’esigenza di contrastare il declino e la profonda crisi politica, culturale, ambientale, sociale e soprattutto economica che stiamo attraversando. Il 42% di giovani disoccupati o in cerca di lavoro (al Sud oltre il 50%), precari, esodati, pensioni di fame, disoccupati nuovi e di lunga durata, imprese, che chiudono, famiglie sempre più impoverite, sono un fatto drammatico. Qui a Napoli e in Campania di fronte alla disoccupazione, la mancanza di lavoro e di sviluppo, servizi pubblici che non funzionano, un territorio devastato da cementificazione selvaggia e avvelenato da una politica dissennata sui rifiuti e spesso complice della criminalità organizzata, abbiamo istituzioni incapaci e autoreferenziali. Un Sindaco incapace ed arruffone con una opposizione politica di destra e di sinistra praticamente impalpabile e una Regione assente e inadeguata alla drammaticità del momento. Non si può assistere indifferenti e rassegnati, non si può fare come il popolo bue ed accettare supinamente e con rassegnazione che le cose accadano. Occorre reagire! Facciamo appello a quanti non si sentono BUOI ma cittadini consapevoli ad unirsi a noi per costruire insieme il nostro futuro e quello dei nostri figli e “cambiare facendo”. Difficile? Impossibile? Utopistico? Non è così! Ricordate che… I POCHI COMANDANO E VINCONO SUI MOLTI SOLO QUANDO E SE… I MOLTI SONO RASSEGNATI E DIVISI!!!!! …………se siete interessati...clikkate (Qui)
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venerdì 14 giugno 2013

Qual è la differenza tra un CITTADINO e un SUDDITO!? E TU in quale dei due ti riconosci?

Qualche tempo addietro il mio edicolante mi fece una domanda : Dottò scusate ma , voi che avete studiato, mi spiegate la differenza tra cittadino e suddito?" Una domanda che mi colpì e che decisi di Twittare e di pubblicare su facebook. Tra i vari retweet e commenti un follower mi ha inviato una email con uno scritto sull'argomento che ritengo spieghi al meglio la differenza in questione. Lo scritto è di Silvia Bisagna ed è apparso su "Legalità Politica e Scuola" il 16 Aprile 2012 e che riporto quasi integralmente di seguito....................................................................................................... Qual è la differenza tra un cittadino e un suddito? ......................................................................................................... Il suddito è una persona che facilmente si adira e facilmente si placa o si compra. È quello delle rivolte di un giorno, che mette a soqquadro la città, distrugge quel che gli passa per le mani e torna serenamente a casa contento di un regalino fornitogli dal potere o di una sua promessa. È la persona che pensa al suo piccolo, alla sua momentanea soddisfazione anche a scapito di una collettività. Il cittadino è quello che, invece, porta avanti non una, ma tante lotte con costanza e coerenza. È quello che non si accontenta delle promesse, ma attende e propone la soluzione ad un problema, è quello che pesa ogni parola, che identifica nel bene della collettività il suo proprio bene. Il cittadino è quello di cui il potere ha paura, davanti al quale trema, perché sa che al cittadino non basterà il piatto di lenticchie e che non si arrenderà davanti agli ostacoli che il potere stesso gli parerà innanzi, perché sa che il cittadino è capace di collegare i problemi tra loro e non si fa prendere in giro dalle mille suddivisioni che il potere fa. Separare i problemi è, infatti, una grande capacità che ha il potere. Tenere distinti tutti quegli aspetti che altro non sono che facce dello stesso poliedro consente di tenere separati i campi d’azione della “opinione pubblica”, ovvero dei cittadini. Facciamo un esempio concreto. Ambiente, aumento delle tasse, costo del carburante, crisi dei partiti, crisi economica, decadimento morale, disoccupazione, evasione fiscale, guerre, istruzione, mafia. Sembrano problemi da affrontare singolarmente, al massimo raggruppando due-tre tematiche. Dividere i fronti delle proteste consente un maggiore controllo delle manifestazioni e permette di isolare i gruppi di cittadini cercando di creare sudditi. Il suddito infatti non si preoccupa di cosa accade nei suoi paraggi, non collega la forza delle mafie con il decadimento morale, non collega l’aumento delle tasse con lo scadimento dell’istruzione. Non ha i mezzi e non ha la possibilità di effettuare collegamenti. Il cittadino ha chiaro, invece, che il decadimento morale comporta una maggiore corruzione, che una maggiore corruzione comporta un aumento del campo d’azione delle mafie, che un aumento delle attività criminali comporta maggiore evasione fiscale, che comporta un aumento delle tasse per i lavoratori dipendenti, che comporta una diminuzione dei consumi, che comporta un aumento della disoccupazione… Quale che sia il punto dal quale si decide di partire, il suddito si ferma lì, il cittadino prosegue e collega. Mette insieme i problemi e le lotte. Il suddito sente l’emergenza. Il cittadino sente l’urgenza. Il suddito ha una questione sul piatto e vuole risolta solo quella; lo vedi in piazza per la sua questione, ma si lamenta se qualcun altro protesta, manifesta o sciopera. Il cittadino analizza le problematiche, elabora una serie di priorità, manifesta il suo pensiero e le sue necessità con continuità. Il suddito ha perso il controllo delle parole, ha un vocabolario limitato e spesso distorto, il che non vuol dire che sia un analfabeta. Il cittadino ha consapevolezza della forza delle parole, del loro significato e della manipolazione che viene fatta della lingua. Il suddito fa comodo, consente di creare clientele. Il cittadino fa tremare il potere. Il cittadino è quella persona che sembra, in Italia, un essere in via d’estinzione, mentre il suddito la fa da padrone con il benestare dei “potenti” che hanno lavorato e lavorano per aumentare la quantità di sudditi. Il loro metodo è efficace. Trenta e più anni di televisione spazzatura ricca di lacrime fasulle quanto le curve inquietanti di soubrette ben poco vestite, quotidiani che urlano “sdoganando” espressioni di violenza verbale inaudita, movimenti politici che dovrebbero essere considerati eversivi sono stati per anni al governo, politici e ministri che acclamano come eroi quelli che altro non sono che criminali, il costo sempre troppo alto dei libri, la scarsa alfabetizzazione informatica di quello che è considerato un “paese avanzato”. Ma soprattutto lo smantellamento del sistema di istruzione pubblica che va avanti incessantemente, indisturbato, da troppo tempo. La corruzione linguistica e morale hanno portato a dire che la scuola privata è pubblica, che la scuola pubblica è uno stipendificio, che l’università alleva bamboccioni e mammoni. Cui prodest? A chi conviene? Conviene a chi vuol manovrare l’insegnamento, valutando i docenti in base alla loro capacità di sottomissione ad un onnipotente (ma anche ubiquo) dirigente scolastico. Conviene a chi vuole allargare il divario tra fasce sociali ed evitare che la scuola svolga il suo ruolo di ascensore sociale consentendo anche al figlio dell’operaio di diventare dottore. Conviene a chi deve mantenere il bacino di manovalanza a basso costo, prelevandola dalle periferie più disagiate. Conviene a chi vuole un popolo di sudditi e non di cittadini.

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