Come molti sanno l'associazione Pangea Blu, in rappresentanza dei soci aderenti al Progetto Isola Bros, ha avviato una vertenza legale contro la Regione Campania. Oltre 100 disoccupati del progetto Isola hanno aderito alla vertenza che ha l'obiettivo di contrastare la propaganda della regione campania che ha diffuso l'immagine,avvallata dai media locali, secondo la quale i disoccupati Isola Bros sono degli "scansafatiche", "propensi all'illegalità", "non rappresentano il mondo del lavoro" (come dichiarato dall'inneffabile assessore Severino Nappi)e che protestano e manifestano senza alcun diritto.Alle prime diffide formali intentate dall'ufficio legale di Pangea Blu la Regione, attraverso l'Arlas, ha balbettato rispondendo che il progetto Isola era "perente" e per cui non si capiva che cosa si reclamasse. Adesso dopo più di cento diffide e la petizione la Regione riconosce che i disoccupati Isola hanno le loro ragioni e si dichiara disponibile ad una interlocuzione di merito. Prendiamo atto con soddisfazione di un primo riconoscimento positivo delle nostre ragioni e della giustezza ed efficacia della nostra vertenza. Naturalmente lo consideriamo solo un primo passo verso il definitivo e completo riconoscimento delle ragioni dei disoccupati e siamo pronti ad allargare la nostra lotta e la nostra azione finalizzandola al riconoscimento del diritto al lavoro di tanti disoccupati napoletani. In questo senso l'assemblea generale dei nostri iscritti, tenutasi ieri in via Mezzocannone 16, ha deliberato la presa d'atto di queste prime risposte e l'indizione di un nuova assemblea, entro i primi giorni di Dicembre, questa volta aperta a tutti i disoccupati e precari napoletani. Il nuovo appuntamento per confrontarsi tutti insieme su forme,tempi e proposte per porre al centro dell'agenda politica e sociale napoletana la questione della disoccupazione e dello sviluppo finalizzati alla creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro.
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martedì 11 novembre 2014
PRIMA DI TUTTO IL LAVORO....Prime risposte concrete alla vertenza legale Progetto Isola Bros contro la Regione Campania
mercoledì 22 ottobre 2014
Il Corriere del Mezzogiorno e il "soffietto elettorale".... al servizio del'assessore regionale?
La deriva della stampa locale a rimorchio del "potere" ha assunto,questa mattina, il volto di una articolo megafono ,per altro a firma di un giornalista di solito serio e rigoroso, al servizio di un assessore al lavoro inconsistente che non ha prodotto nulla sulle politiche del lavoro. Siamo certi che l'articolista e il suo giornale adesso pubblicheranno un'inchiesta seria sull'argomento ascoltando anche il punto di vista dei disoccupati aderenti al Progetto Isola Bros che di megafoni simili non dispongono.
Pubblichiamo di seguito l'articolo "soffietto" in questione: LAVORO, SUSSIDI E MOVIMENTI ORGANIZZATI Quel vicolo dove sono tutti «Bros» In un libro le rivelazioni di Severino Nappi, assessore regionale al Lavoro di Paolo Grassi NAPOLI - «Famiglie pluridestinatarie dell’assegno (in un caso erano in cinque); beneficiari privi dei requisiti (sono detenuti o anziani); invalidi che cumulano la pensione per l’inidoneità al lavoro con i sussidi perché non trovano lavoro. Il mio preferito (si fa per dire) è però il caso della strada dei Bros: a fronte di interi quartieri senza alcun iscritto al progetto, a Napoli c’è una singola viuzza dove praticamente tutti recepiscono la prebenda». Severino Nappi, ordinario di diritto del lavoro, è assessore della giunta regionale dal maggio del 2010. LA PRESENTAZIONE - Oggi pomeriggio (dalle 17.30), al Teatro Mercadante, il vicecoordinatore regionale di Ncd presenta il suo terzo libro, “Jobs (f)act”, un manifesto «contro la politica del (non) lavoro intollerabile, quella che vive sull’idea che siano continue norme a creare occupazione». Sul palco, moderati da Andrea Pancani di Omnibus La7, interverranno il governatore Stefano Caldoro; Domenico Arcuri, ad di Invitalia; Stefano Fassina del Pd; Marco Gay, presidente dei Giovani di Confindustria; Cristina Guerra del Tg1; Filomena Pucci, blogger per il Corriere della Sera; Davide Tizzano, ex canottiere medaglia d’oro olimpiadi Seul 1988. «Appena insediato — ricorda Nappi nel testo edito da Aliberti Editore — avvio un censimento delle vertenze occupazionali in Campania. E nel capitolo sulla formazione scopro situazioni paradossali o illegittime, in particolare proprio sul progetto Bros». Sigla che «sta per Budget per il reinserimento occupazionale e sociale. Un’iniziativa nata con la (dubbia) intenzione di formare alcune migliaia di persone». Circa 4000, precisa al Corriere del Mezzogiorno l’esponente dell’esecutivo di Palazzo Santa Lucia («e incassavano un assegno mensile di 500 euro più buoni pasto»). I corsi «erano effettuati presso aziende non meglio precisate» e «il risultato generale — è scritto sempre in Jobs (f)act — è stato un sussidio durato tredici anni». Fin quando, «noi abbiamo deciso di chiudere i rubinetti». Eppure «i Bros sono vivi e lottano insieme ai miei colleghi politici». La copertina del libro edito da Aliberti COSÌ FUNZIONANO LE ASSUNZIONI - Ma Nappi non si ferma: «In Campania le assunzioni pubbliche hanno spesso funzionato così: prima si bandiva un progetto per i corsi di formazione; poi si ammettevano al corso gli amici e gli amici degli amici; infine, grazie ad artifici truffaldini, si assorbivano i partecipanti in strutture para-pubbliche, le famigerate partecipate. Le quali, da noi, sono ovviamente colme di esuberi». Quando, poi, «la pacchia (e i soldi) sono finiti, è passata la linea soft — quella, appunto, delle prebende a vita – forse anche più dannosa della precedente. Per anni, ogni anno, i progetti di formazione sono stati rifinanziati (spesso con i fondi europei) solo per garantire un assegno mensile ai corsisti senza corsi. Perché l’altro scandalo, infatti, è che spesso la formazione è rimasta soltanto sulla carta, nonostante i costi faraonici sostenuti dalla Campania: un miliardo di euro dal 2000 al 2010, comprese le lezioni alle aspiranti veline».Ma il giuslavorista napoletano, un passato da dirigente dei Ds, non accusa solo i professionisti del sussidio. «Ogni volta che Matteo Renzi (che si è cucito addosso, su misura, il mito dell’uomo solo al comando) arriva a Napoli, l’intellighenzia partenopea ha la reazione tipica della rondine a primavera: risveglio dal torpore e volo alto verso il caldo. Illustri dottoroni, scienziati e professori inforcano la penna e iniziano a inondare la stampa di profondi e ispirati pensieri alla leniniana maniera del che fare». Solo che «tutto questo gran proporre si manifesta spesso da luoghi ameni o lussuosi». È venuta l’ora di dire basta anche a questi professionisti del «bastismo» («basta con questo, con quello e con quell’altro»). 22 ottobre 2014Leggi tutto...
mercoledì 17 settembre 2014
Napoli..e chest'è - " E' COS'E NIENT " -La storia si ripete?
“Che vuoi fare: è cos’e nient”, dice la moglie. E Eduardo risponde: “Pure questa è cos’e nient. È sempre cos’e nient. Tutte le situazioni le abbiamo sempre così risolte. È cos’e nient. Non teniamo che mangiare: è cos’e nient. Ci manca il necessario: è cos’e nient. Il padrone muore e io perdo il posto: è cos’e nient. Ci negano il diritto della vita: è cos’e nient’. Ci tolgono l’aria: è cos’è nient, che vvuò fa. Sempre cos’e nient. Quanto sei bella. Quanto eri bella. E guarda a me, guarda cosa sono diventato. A furia di dire è cos’e nient siamo diventati cos’e nient io e te. Chi ruba lavoro è come se rubasse danaro. Ma se onestamente non si può vivere, dimmi, dimmi “vabbuò è cos’e nient. Non piangere è cos’e niente. Se io esco e uccido a qualcuno è cos’e nient. E se io impazzisco e finisco al manicomio e ti chiedono perché vostro marito è impazzito tu devi dire: è impazzito per niente. È cos’e nient. È niente”.
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mercoledì 9 luglio 2014
Napoli-Storia triste di un povero ragazzo ridotto in fin di vita, un cornicione e di tante, ipocrite, lacrime di coccodrillo
Salvatore Giordano, un ragazzo di 14 anni colpito dai calcinacci caduti da un cornicione della Galleria Umberto a Napoli, è in come profondo e forse non ce la farà. E’ triste pensare che un ragazzino di 14 anni mentre passeggia in galleria (uno dei “monumenti” di Napoli) possa morire per l’incuria e la mancanza di manutenzione e messa in sicurezza di un manufatto già segnalato a rischio per altri crolli avvenuti in precedenza. Preoccupa e fa paura sapere che quello che è capitato allo sfortunato Salvatore poteva capitare ad ognuno di noi o ad un nostro conoscente o ad un nostro figlio che va a guardare una vetrina, a sedersi ad un bar o a mangiarsi il gelato in galleria. E’ sconcertante realizzare che potrebbe capitare domani in un qualsiasi posto di una città che cade letteralmente a pezzi. A via dei Mille e nel “salotto” della città come nel centro antico o in una qualsiasi periferia cittadina. E’ terribile e amaro dover constatare che Napoli è ormai una città abbandonata a se stessa e alla unica protezione di san Gennaro e della buona sorte individuale. Ma la cosa che più amareggia è l’assoluta inadeguatezza della sua classe dirigente, della sua classe politica, della sua “borghesia”, dei suoi media, dei suoi giornalisti, dei suoi cittadini. Una città in cui quasi ognuno si fa i “cazzi suoi”, quasi ognuno pensa di essere più furbo degli altri, un brodo di coltura fetido in cui ognuno sembra rassegnato ed assuefatto allo sbriciolamento quotidiano di qualsiasi valore che metta al centro il “bene comune” e l’interesse collettivo. Prevenzione, manutenzione, interventi strutturali, controlli, rispetto delle regole, a Napoli sono rotture di scatole, lacci e lacciuoli che impediscono la libera creatività anarchica e individuale. Salvo poi ad ogni, morto o ferito in strada dalla camorra, dopo un accoltellamento a piazza bellini o nella movida di P.zza San Pasquale, ad ogni allagamento dovuto ad una pioggia un po’ più forte, ad un albero che cade e uccide una signora che sta attraversando la strada in auto, una ragazza travolta e uccisa da un lampione caduto mentre attraversa una delle strade più belle di Napoli, ad ogni suicidio di disoccupato, ad ogni statistica che mette in risalto che c’è la disoccupazione giovanile più alta d’Italia, lamentarsi tutti perché così non si può vivere, la città non è sicura, senza lavoro non c’è dignità. E allora bestemmie, maledizioni e invettive contro le istituzioni che dovevano controllare e non hanno controllato, contro i politici, contro i vigili, contro l’amministrazione, contro la sovrintendenza, contro i vandali, contro chi inquina, contro chi avvelena , contro la borghesia, contro il popolino ignorante e cafone, contro il vicino di casa e chi ne ha più ne metta. Mai che ci si fermi a chiedersi, magari di nascosto, “e io”?.. “non ho nessuna colpa, nessuna responsabilità”?. Mai .. è sempre colpa di qualcun altro.E i giornali locali, i giornalisti che ci scrivono dedicano titoli ridondanti e pagine e pagine di articoli per descrivere tutte le situazioni di degrado e abbandono che chi vive a Napoli, compresi i giornalisti, conoscono perfettamente e vedono quotidianamente. Eppure ci sono in questa stessa città, in questa stessa Napoli, comitati, associazioni, cittadini che quotidianamente, in ogni quartiere, spesso in maniera volontaria e gratuita, v si occupano di questi problemi. Associazioni e comitati che denunciano quotidianamente, ingiustizie, abusi, degrado, abbandono, segnalano problemi, propongono soluzioni, manifestano per il lavoro, per chiedere il rispetto delle regole e dei vincoli ambientali. Propongono soluzioni alternative, si battono per la cura del verde e degli alberi, per la manutenzione delle strade, del verde, per i servizi che mancano, per le spiagge negate, per il dissesto idrogeologico, per le scuole a rischio di crollo, per l’abbandono dei monumenti, per un servizio di raccolta e smaltimento rifiuti inadeguato e al tempo stesso costosissimo. Movimenti e associazioni che denunciano la stretta correlazione tra l’esistenza di questi problemi e la mancanza di lavoro, tra la risoluzione di tutti questi problemi e la creazione di sviluppo e nuovo lavoro. E la sua stretta relazione con la qualità della vita dei cittadini e la rinascita di Napoli. Eppure, qualche giorno dopo l’evento tragico, i giornali si dimenticano di tutto ciò che hanno denunciato qualche giorno prima, ridanno voce alle stesse notizie di prima, non danno mai conto dell’attività delle tante associazioni e cittadini che quelle cose le denunciano ogni giorno, e pagine e pagine su quanti consiglieri sono rimasti alla maggioranza del sindaco o del presidente della regione, su chi è passato con chi e viceversa, su quali regole cambiare(per poterle infrangere) per progetti e iniziative speculative a favore di interessi economici e speculativi. E la maggioranza dei napoletani li segue oppure riprende ad occuparsi dei “cazzi suoi”. Perché tanto “non cambia mai nulla” e dunque “speriamo che qualche potente di turno mi dia una mano”. Apprendiamo mentre scriviamo che il povero Salvatore purtroppo non ce l'ha fatta. Speriamo che dopo la sua morte tragica la maggioranza dei napoletani tornino a fare e d essere Cittadini e non continuino a fare i sudditi..furbi ma inesorabilmente Sudditi.
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