
Segnaliamo il bel servizio di Norberto Gallo e Francesco Iacotucci sulla raccolta differenziata dei rifuti a Napoli..all'interno anche una chiacchierata con me.
Per vedere il servizio cliccate clicca(Qui)
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lunedì 20 settembre 2010
Viaggio nella raccolta differenziata dei rifiuti a Napoli
lunedì 20 ottobre 2008
Napoli: la vergogna bipartizan del quinto inceneritore- Il video(presente anche su Yahoo video)

La scelta di costruire a Napoli un quinto inceneritore(impropriamente e furbescamente chiamato termovalorizzatore) accolto dal vergognoso silenzio bypartizan della politica napoletana e dal plauso dei quotidiani locali è la rappresentazione plastica del degrado della classe politica e della classe dirigente campana. E' possibile che non ci sia un partito, un politico o un opininista di grido che senta il bisogno di difendere il proprio territorio da una scelta così scellerata? Non si tatta di essere d'accordo o meno sulle tecniche di smaltimento dei rifiuti(inceneritori si o no) ma di un soprassalto di dignità. Insomma qualcuno che dica..
se si tratta di smaltire i nostri rifiuti siamo d'accordo e discutiamo con quali tecnologie ma se, come dice Berlusconi, la motivazione per costruire 5 inceneritori serve ad accogliere rifiuti anche dalle altre regioni allora non siamo d'accordo! Napoli e la campania non possono diventare lo sversatoio legale dei rifiuti italiani!!
Di questo soprattutto si parla nell'intervista che N.Gallo ha fatto a Luca Stamati e all'on. del pd Eugenio Mazzarella... ecco di seguito il link al video......
L'intervista del 17 ottobre 2008 - Diventeremo la pattumiera d'Italia?
PS.
naturalmente il video è presente sul blog di Norberto gallo (www.napolionline.org)
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mercoledì 1 ottobre 2008
La discarica di Chiaiano e l'emergenza rifiuti

Segnaliamo oggi ai nostri lettori una intervista radiofonica rilasciata a Norberto Gallo sulla questione della discarica di Chiaiano e la questione dello smaltimento dei rifiuti in Campania.
L'intervista è l'inizio di una collaborazione attraverso una rubrica settimanale sul blog di Norberto(www.napolionline.org) sui temi dell'ambiente e dello sviluppo nel nostro territorio.
In questa prima puntata l'argomento viene affrontato a 360 gradi e "svela", dal nostro punto di vista naturalmente, il grande inciucio bipartisan e la truffa a danno di Napoli e dei suoi cittadini.
Se avete voglia e tempo di ascoltare cliccate sul link sottostante
Napolionline - la citta vista da dentro
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mercoledì 18 giugno 2008
Il partito democratico napoletano? Un ectoplasma!

Oggi pubblichiamo un articolo(a firma del presidente di Pangea Blu, apparso sul corriere del mezzogiorno) su un tema che in apparenza non c'entra con l'emergenza rifiuti e la crisi economico, sociale, plitica e culturale della città di Napoli.
Siccome però riteniamo che la crisi del partito che governa le principali istituzioni campane è la crisi della politica e delle classi dirigenti riteniamo utile postarlo con la speranza di contribuire al dibattito in corso.
Ecco di seguito l'articolo.....
Qui il Partito democratico non esiste
(Scritto da Luca Stamati-da il Corriere del Mezzogiorno, 18-06-2008)
Caro direttore, ha ragione Sergio Locoratolo, la struttura territoriale del Partito democratico non esiste e si declina solo attraverso gruppi organizzati attorno a personalità più o meno autorevoli, mancano completamente le sedi di confronto e di decisione, non esiste alcuna linea politica. E come potrebbe essere altrimenti se gli attuali assetti di vertice sono il frutto della necessità di aggirare veti incrociati piuttosto che la rappresentanza del risultato di una lotta politica trasparente?
Alcuni ricorderanno che lo scontro, a suo tempo, fu tra innovatori nella discontinuità e innovatori nella continuità.
I primi, semplifico, riducevano il tutto a «basta con Bassolino» e i secondi a «Bassolino ha comunque dichiarato che andrà via e dunque possiamo ripartire dalle luci del suo quindicennio».
Né gli uni né gli altri hanno mai messo minimamente in discussione ....( per continuare clicca su ("leggi tutto")le scelte politico-amministrative fin lì adottate.
Non una parola di discontinuità o di innovazione sulle scelte inerenti i fondi europei, non una sul tipo di smaltimento e del ciclo integrato dei rifiuti, sui consorzi, sulle bonifiche, sui piani di sviluppo di Bagnoli e Napoli Est, sullo stato delle periferie, sulle società partecipate, sulla liberalizzazione o meno dei servizi. E da allora leggiamo dichiarazioni sulla stampa che denotano solo l'autoreferenzialità degli attuali vertici.
Il risultato è un ectoplasma impalpabile di cui i cittadini napoletani non hanno alcuna percezione.
Nei giorni scosrsi abbiamo letto le dichiarazioni di un autorevole dirigente del Pd che, partendo dal riconoscimento che «per la prima volta in quindici anni il voto delle politiche coincide, in termini di risultato negativo, con il voto delle amministrative», lancia una sfida. «Fare il partito, fondare uno spazio politico nuovo e unitario, ritornare ad un partito di massa procedendo ad un nuovo radicamento sociale e territoriale, aprirci e andare oltre noi stessi con la consapevolezza che da soli non possiamo farcela».
Bene ecco una sfida che va raccolta.
Il nuovo Pd dovrà essere autosufficiente o guardare ad un centro sinistra rifondato?
Si lascia la sinistra napoletana al suo destino o la si incalza sul piano dei contenuti e di un programma minimo per i prossimi mesi e anni?
Nelle scelte delle istituzioni va tutto bene o bisogna operare delle discontinuità, registrare meglio qualcosa?
Per quel che riguarda invece la difficoltà o l'impossibilità, causata dalla incertezza della data delle dimissioni di Bassolino (forse l'unico punto sul quale dissento da Locoratolo) di «pianificare e programmare tempestivamente il percorso di selezione di una nuova leadership», a me sembra solo un alibi.
Un alibi che fa il paio, a livello nazionale, con una opposizione che confonde una scelta psicologica con una politica.
Attendere, senza spendersi, che Bassolino vada via per scendere in campo e attrezzare politicamente la costruzione di una leadersip alternativa equivale a non fare opposizione visibile affinché la maggioranza attuale,anzi il suo leader, ti legittimi come alternanza e intanto aspettare che vada via così potrai aspirare a sostituirlo.
Una scelta di questo tipo è tutto fuorché una politica.
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
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martedì 10 giugno 2008
La shock economy dei rifiuti-l'emergenza conviene!

Questa volta pubblichiamo come post un'articolo di Guido Viale apparso su la Repubblica di oggi(alla pagina "lettere e commenti").
Lo facciamo perchè ne condividiamo l'approccio, l'analisi e le conclusioni.
Ricordiamo che Guido Viale è attualmente tra i consulenti(non retribuiti)della Regione Campania sul problema dello smaltimento ordinario dei rifiuti.
ecco di seguito l'articolo.....
LA SHOCK ECONOMY DEI RIFIUTI
di GUIDO VIALE
Nel libro Shock Economy Naomi Klein interpreta con uno schema unitario molte vicende degli ultimi decenni: disastri, di origine naturale o indotti da interventi politico-militari o da misure economiche offrono l´occasione per azzerare gran parte della normativa vigente – a partire dai fondamenti costituzionali – in nome dell´"emergenza"; per esautorare istituzioni previste dall´ordinamento giuridico; per consegnarne le funzioni a una o più imprese private, che le gestiscono con risorse pubbliche e tariffe di favore in contesti di totale deregolamentazione, perpetuando le condizioni dell´emergenza e aggravando il disastro. L´emergenza campana inizia negli stessi anni a cui la Klein fa risalire l´avvio....( per continuare clicca su ("leggi tutto"))di questo processo: prima il colera; poi il terremoto; infine, quando cessano di operare i disastri naturali, l´emergenza rifiuti: altrettante occasioni per derogare alle norme sulla gestione del territorio e consegnarlo alla fine nelle mani di un Commissario straordinario e, attraverso questo, di un´impresa privata: la Fibe. Alla quale è stato affidato, con una gara di cui è accertata l´irregolarità, la gestione di tutta la parte lucrativa del ciclo dei rifiuti - smaltimento finale e trattamento intermedio, cioè discariche, inceneritori e i cosiddetti Cdr - ivi compresa la funzione eminentemente pubblica di decidere dove fare gli impianti. Se la Campania si trova oggi in una situazione così drammatica è perché, in attesa degli inceneritori (prima 24, poi 13, poi 3, poi solo uno, poi di nuovo 3 e ora 4) che avrebbero dovuto bruciare tutto, non si è mai avviata – con poche eccezioni – la raccolta differenziata e si sono intasati i Cdr, che avrebbero dovuto separare il rifiuto residuo in "secco" e "umido", per bruciare negli inceneritori solo il primo. Che bisogno c´era mai di separare tante frazioni se poi si poteva bruciare tutto, guadagnando per ogni tonnellata avviata all´impianto e per ogni kWh prodotto, grazie agli incentivi (CIP6) che solo l´Italia eroga a beneficio dell´incenerimento? Non solo: le ecoballe uscite dai Cdr si sono accumulate a milioni di tonnellate (7 o 8), perché il progetto della Fibe, che doveva essere realizzato in 300 giorni, non è mai entrato in funzione – e forse non ci entrerà mai – non certo per il fatidico "no" di ambientalisti, che, dopo l´apertura del cantiere, non hanno più contato nulla; ma per difetti di progettazione.
Ma una responsabilità la popolazione della Campania ce l´ha – si dice – perché ha votato le amministrazioni responsabili del disastro. Ma è il sistema che è bloccato. Commissariamento e trasferimento della gestione di rifiuti e territorio alla Fibe lo aveva combinato la Giunta Rastrelli di centrodestra. I campani l´avevano sfiduciata eleggendo la giunta Bassolino di centrosinistra che, invece di invertire rotta, la ha confermata. Tutti i presidenti della Regione (3) i prefetti (4) che si sono succeduti in quel ruolo, alternandosi (2 volte) con il capo della Protezione civile, sono stati nominati o confermati tanto dai governi di destra (Berlusconi 1, 2, 3 e 4) che da quelli di sinistra (Prodi, D´Alema, Amato e di nuovo Prodi). A ogni cambio di cavallo le deroghe alla legislazione ordinaria si sono ampliate, il caos normativo, istituzionale e organizzativo si è approfondito, l´accumulo di rifiuti per strada e il degrado del territorio sono aumentati. Commissario dopo commissario, governo dopo governo, sono state confermate le deroghe alla normativa e l´inceneritore come unica soluzione per salvare la Campania dal disastro che essi stessi avevano provocato. E ovviamente, in un contesto di deregolamentazione e illegalità diffusa, documentata anche dalle recenti intercettazioni, la camorra, già largamente presente sul territorio, ha aumentato la sua presa. L´ultimo decreto del governo, abolisce di fatto in Campania l´intera normativa su gestione del territorio, difesa dell´ambiente, tutela delle acque, salvaguardia della salute, sicurezza sul lavoro e persino fondamentali garanzie della procedura penale; decreta la realizzazione di 11 discariche e 4 inceneritori ammessi al trattamento di quasi ogni tipo di rifiuti, con il rischio di perpetuare – questa volta in modo "autorizzato" – il ruolo della regione di attrattore dei rifiuti tossici di tutto il Paese. Si stabiliscono anche, è vero, obiettivi ambiziosi di raccolta differenziata. Ma se verranno raggiunti, lasceranno inutilizzata metà della capacità degli inceneritori previsti: a disposizione per bruciare le ecoballe e altri rifiuti tossici da fuori regione (sempre fruendo degli incentivi CIP6 aboliti altrove). Stupisce che persone che ritengono improponibile rendere obbligatorio bere l´acqua del rubinetto o bloccare la vendita di imballaggi superflui e di prodotti usa e getta – cosa che dimezzerebbe il volume dei rifiuti per strada – approvi poi misure che intaccano i fondamenti della costituzione.
Alcuni di questi provvedimenti rischiano di stringere ancor più le popolazioni campane in una gabbia di ferro. Ma oggi, forse, ci sono le forze per invertire rotta: rappresentanze di categoria, associazioni del volontariato, comitati spontanei, diversi Comuni e molte parrocchie organizzano e coinvolgono migliaia di imprese, di famiglie e di lavoratori che vogliono fare raccolta differenziata, riduzione degli imballaggi e compostaggio (e che spesso li fanno con il "fai da te"). Certamente non era così tempo fa; ma dieci anni di vita infernale hanno insegnato molte cose a tutti. C´è nel territorio un livello di conoscenze, anche tecniche, sul ciclo dei rifiuti, che non esiste in nessuna altra regione italiana: sarà una risorsa straordinaria il giorno che ci si deciderà a usarla. Si dirà che questa rischia di essere l´ennesima riproposizione di quel "no" che ha gettato la Campania nel caos per un rifiuto pregiudiziale e ideologico dell´incenerimento, che invece funziona così bene all´estero. Ebbene, da qualche tempo i rifiuti che la Campania esporta in Germania, invece di essere bruciati, vengono sottoposti a trattamento meccanico-biologico, separando il secco dall´umido, stabilizzando quest´ultimo per opere ambientali e recuperando dalla frazione secca materiali sempre più preziosi da vendere e riciclare. Che sia questa, la modernità?
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venerdì 23 maggio 2008
Rifiuti..il paccotto di Berlusconi ai napoletani

Riportiamo qui di seguito le riflessioni del presidente della nostra associazione sul tema dei rifiuti apparse oggi sulle pagine di La repubblica-edizione napoletana......
Dov’è la novità?
“Entro trenta mesi tutto il ciclo sarà a regime” ha detto il presidente del consiglio Berlusconi durante la conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri di Napoli, riferendosi all’emergenza rifiuti.
Il presidente Bassolino e il Presidente Prodi avevano detto la stessa cosa.
Dov’è la novità?
“Apriremo nuove discariche e faremo 4 termovalorizzatori “(solo in Italia vengono chiamati così, l’unione europea li chiama inceneritori e negli Usa vengono chiamati waste inceneritor)di cui uno a Napoli.
Discariche e 3 termovalorizzatori fanno parte dei piani sui rifiuti della regione e dei commissariati straordinari da 14 anni.
Dov’è la novità?
Nel fatto che se ne vuole costruire uno a Salerno?
Già Prodi aveva dato l’ok e aveva nominato il sindaco De Luca commissario ad hoc.
Nel fatto che se ne vuole costruire uno anche a Napoli?
Lo aveva già detto la Iervolino durante la campagna elettorale per l’elezione a sindaco.
I trenta giorni di tempo ai sindaci per avviare la raccolta differenziata?
Lo aveva già fatto ill governo Prodi solo che nel suo decreto il termine era di 60.
Nel fatto che è stato nominato sottosegretario con delega ai rifiuti Bertolaso?
Lo aveva fatto anche Prodi e Bertolaso aveva fallito.
Non una parola sulla riduzione dei rifiuti a monte (imballaggi), non una sul recupero e il riciclaggio dei materiali(come avviene negli Usa, in Germania e negli altri paesi europei) non una sugli impianti di Trattamento Meccanico Biologico, non un aparola sul Thor (inventato dal nostro Cnr e in sperimentazione in Sicilia).
Dov’è la novità rispetto al passato?
Imporre pena il commissariamento la raccolta differenziata spinta ai comuni?
E a che serve fare una raccolta differenziata spinta se si costruiscono 4 inceneritori? Cosa bruceranno quegli impianti?
È forse la soluzione per consentire alla Fibe di smaltire le ecoballe giacenti e alle banche di incamerare i soldi che avevano anticipato?
Secondo alcuni commentatori la novità consiste nel fatto che con l’uso dell’esercito a presidio dei siti individuati per le discariche e gli impianti e l’arresto per chi protesta dimostra che “lo Stato c’è”.
Dichiarare quelli per i rifiuti siti di rilevanza strategica per la nazione e sotto protezione dell’esercito e ridurre il problema delle legittime e pacifiche manifestazioni di dissenso dei cittadini a un problema di ordine pubblico contro le “minoranze organizzate” è la vera novità.
Nel senso che per la prima volta nella storia della repubblica democratica si reintroduce il reato di “adunata sediziosa” in riferimento a cittadini che manifestano il diritto costituzionalmente garantito al proprio dissenso.
La vera novità è che dopo il pogrom(definizione non mia ma del rappresentante degli ebrei italiani)dei rom di ponticelli si introduce l’arresto per chi manifesta il proprio dissenso nel silenzio fragoroso dell’opposizione presente in Parlamento e con il plauso del presidente onorario di legambiente.
Lo stato cè?
La vicenda del rifiuto di fittare casa all’autore di Gomorra da parte di cittadini del Vomero dimostra che a Napoli la gente percepisce che non c’è lo stato ma la camorra(quesre ultime tre righe sono state tagliate- non da noi- dal pezzo apparso sul quotidiano ndr)..
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mercoledì 6 febbraio 2008
Una critica molto dura, forse ingiusta, certamente utile
Come molti di voi ricorderanno il giorno 1 febbraio 2008 La repubblica - napoli ha pubblicato in prima pagina un mio intervento sulla questione rifiuti dal titolo "Il mulino del Cnr per la differenziata" (qui)
L'intervento è piaciuto a molti ed è dispiaciuto ad altri naturalmente.
In particolar modo non è piaciuto affatto al presidente di Confapi - campania Maurizio Genito, il quale ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera a repubblica. Il giornale l'ha pubblicata (nella rubrica delle lettere) oggi, mercoledì 06 febbraio 2008.
La lettera è dura nei miei confronti e pone al centro non il merito del mio intervento ma la delicata e importante questione della trasparenza e della credibilità che sono alla base del rapporto tra istituzioni e cittadini.
La questione mi pare non di poco conto e dunque,affinchè ognuno possa esprimersi nel merito,riporto di seguito la lettera del presidente Maurizio Genito....
"San Francisco e noi"
di Maurizio Genito
(Presidente Confapi Campania)
Mi riferisco all'articolo di Luca Stamati del primo febbraio. Per trasformare la questione rifiuti da un dramma a un'opportunità, è evidentemente necessario un piano integrato. Quanto più possibile distante, come impostazione, dal ciclo dei rifiuti che ci ha portati in questa situazione (e che sta tra le cose che sono state fatte, a riprendere un tema caro a Stamati). Il problema più grosso è però.... a monte, sta nella credibilità dei rappresentanti istituzionali e nella necessità di creare o ricreare un rapporto positivo tra cittadini e classe politica. Entrambi questi limiti si manifestano allorquando, di fronte all'esperienza di San Francisco, ai risultati importantissimi raggiunti dal Cnr (vera perla universale per Napoli e la Campania), sentiamo porsi nell'Olimpo dei grandi profeti del "si può" chi ha avuto un ruolo non secondario nell'amministrazione territoriale negli ultimi anni. Se si può, caro Luca Stamati, oggi presidente di Pangea Blu, arrivare a "rifiuti zero" (e poi in quanto tempo?) perché non è stato fatto negli anni in cui, per esempio, egli è stato assessore all'Ambiente della Provincia di Napoli? O è un caso di omonimia? Ergendomi per una volta anch'io a facile profeta, prevedo la risposta del tipo: abbiamo avviato questo e fatto quest'altro, studiato i massimi sistemi (magari con tanto di studi di fattibilità). Ma un giro tra i i sacchetti ammassati vale più di mille risposte.
PS.
Nel frattempo il corriere della sera ha pubblicato oggi(15 febbraio 2008) in prima pagina uno "scoop" a firma di G.Stella che al danno aggiunge la beffa
Corriere dela Sera
Napoli. I rifiuti
C’è un piano sepolto dal 2003 in un cassetto
di Gian Antonio Stella
Se fosse un furbo matricolato, il nuovo assessore campano all’ambiente (e all’immondizia) Walter Ganapini avrebbe potuto farselo pagare un’altra volta, il piano per la raccolta differenziata. E potete scommettere che nel casino avrebbe pure trovato chi gli scuciva i soldi. Ma siccome un furbone non è, il tecnico chiamato al capezzale (meglio: al cassonetto) di Napoli oggi dirà in giunta: «Il piano per salvare la città è questo». Miracolo! Due giorni dopo la nomina! Che svelto! Che genio! «No: il piano era in un cassetto. Già pronto. L’avevate dimenticato lì dal 2003».
Da non credere. Ma come: sono quindici anni che viene prorogata l’emergenza, quindici anni che si chiudono e si riaprono discariche, quindici anni che vescovi e camorristi e ambientalisti duri e puri marciano insieme sia contro le discariche sia contro gli inceneritori sia contro gli impianti di compostaggio, quindici anni che tutti si riempiono la bocca con le parole magiche raccolta differenziata» e allargano le braccia imponenti davanti all’ineluttabilità del destino e cosa salta fuori? Che avevano già tutto per partire. Tutto. In ogni dettaglio. E non partirono mai.
Lo studio particolareggiato per avviare operativamente la raccolta differenziata sotto il Vesuvio era stato commissionato nel 2002 dal Conai (il Consorzio nazionale imballaggi delegato dal decreto Ronchi a seguire il passaggio dal sistema delle discariche a un sistema integrato basato sul recupero e sul riciclo dei rifiuti) al milanese Fortunato Gallico. Il quale, ai tempi in cui era ai vertici dell’Amsa, la municipalizzata ambrosiana, aveva già affrontato con Walter Ganapini, allora assessore ambientalista della giunta comunale del leghista Marco Formentini, la grande crisi del 1995. Quando la capitale lombarda era stata messa in ginocchio dalla chiusura della discarica di Cerro Maggiore e i suoi abitanti, costretti a farsi carico del problema, si erano rapidamente adeguati alle nuove regole. Passando in quattro settimane, fiore all’occhiello di Ganapini e della giunta milanese, dal 12 al 33%.
Insomma: tra tante follie e tanti sprechi incredibili, il Commissariato partenopeo quella volta si era mosso bene. Andando a scegliere uno che «quella cosa lì» l’aveva già fatta con successo. Gallico aveva accettato l’incarico, aveva messo insieme una squadra di persone di cui si fidava e insieme erano scesi a Napoli battendola per mesi e mesi, strada per strada. Fino a trarne un piano chiaro e preciso sul «come» passare dall’emergenza perenne con le montagne di spazzatura alla raccolta differenziata. Quella che, in caso di successo, avrebbe non solo tolto «’a munnezza» dalle strade ma avrebbe spezzato la diffidenza secolare della gente permettendo di fare anche gli impianti del Cdr e i termovalorizzatori.
Le fasi operative erano tre. Una prima, sperimentale e immediata, su un pezzetto soltanto della città. Una seconda, di avviamento, che doveva coinvolgere 300 mila abitanti di Fuorigrotta, Chiaia e Bagnoli. Una terza, l’allargamento della raccolta «porta a porta», quella che funziona meglio, a tutta la metropoli campana. Belle parole, chiacchiere, pensamenti? Ma niente affatto. Tutto operativo. Vicolo per vicolo, condominio per condominio, numero civico per numero civico, scala per scala. Con la segnalazione di ogni punto in cui andavano messi i bidoni. La nota se in quella palazzina c’era o non c’era il portiere. Il percorso che via via avrebbe dovuto fare ogni camioncino. I giorni e gli orari del passaggio. Tutto ma proprio tutto, nei minimi particolari. Così che Napoli potesse immediatamente partire con il nuovo sistema svelenendo finalmente anni di risse, crisi e tensioni. Soddisfatto del lavoro, Fortunato Gallico consegnò il pesante malloppo di 400 pagine all’inizio del 2003. Fu pagato, ringraziato, elogiato: «Bravi, complimenti! Buon rientro a Milano. Venite a trovarci…». Da quel momento, pluff! Il piano sparì nel nulla. E per anni, mentre periodicamente si accumulavano cataste di pattume e si scatenavano rivolte di piazza, ogni tanto qualcuno sospirava: «Ah, se facessimo la raccolta differenziata…». Oppure: «Ah, se avessimo un piano…». O ancora: «Bisognerebbe far fare un piano operativo». Cinque anni sono passati, da allora. Cinque anni d’inferno, sul fronte della spazzatura prima che Ganapini scoprisse quel progetto già bello e fatto che vuole avviare subito, immediatamente, dal primo marzo. E fa sorridere, a distanza di tanto tempo e dopo questa ennesima sorpresa del tormentone, rileggere cosa diceva Antonio Bassolino alla fine di gennaio di quel 2003: «Auguro a chi parla di fallimenti nella vicenda dei rifiuti in Campania di “fallire” come abbiamo “fallito” noi. Sarebbe un bene per il Paese. Visto che noi, in appena due anni, abbiamo fatto un lavoro enorme che non ha precedenti in Italia». Chissà se lo direbbe ancora.
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