mercoledì 3 marzo 2010

Quanto è importante la memoria per un popolo???


Ieri navigando su youtube ci siamo imbattuti in una intervista al Duce e dopo averla ascoltata ci siamo chiesti quanto è importante la memoria per un popolo.
Giudicate voi... di seguito l'intervista in questione... clicca(Qui)

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martedì 23 febbraio 2010

SE LA CLASSE OPERAIA VA SUL PALCOSCENICO


Oggi la prima pagina de la Repubblica era molto ricca di editoriale e commenti. Tutti con titoli attraenti che stimolavano la nostra curiosità,c'era insomma l'imbarazzo della scelta. Dopo averci pensato un pò abbiamo scelto quello a firma di Adriano Sofri incuriositi dal titolo un pò retro e attratti dalla storia anche politica dell'editorialista.
Ci siamo immersi nella lettura dell'editoriale con interesse sempre più accanito e siamo giunti alla fine attraverso un senso di nostalgia che man mano si è trasformato in assoluta condivisione fino a diventare soddisfazione profonda e,perchè nasconderlo, gratitudine verso l'autore.
E' davvero sorprendente che in tempi di scandali, sanremi, grandifratelli e gossip a gogo faccia capolino in prima pagina e in uno dei più grandi giornali italiani una notizia ed un commento del genere...forse, non vorremmo che fosse un nostro wishfull thinking, è il segnale che qualcosa potrebbe cambiare in quest'italia apparentemente narcotizzata e indifferente?
Abbiamo deciso dunque di darne conto ai lettori del nostro blog e aquelli della mia pagina face book affinchè anche qualche lettore più giovane di me possa leggerlo e magari rimanerne incuriosito e,perchè no, rifletterci un pò su.
Di seguito dunque l'articolo in questione...

SE LA CLASSE OPERAIA VA SUL PALCOSCENICO
di ADRIANO SOFRI - la Repubblica-23/02/2010

MENTRE l'orchestra appallottolava spartiti e recitava in lieve ritardo il suo mezzo Sessantotto - per farlo intero bisognava suonare Ciao amore ciao mentrei tre dicevano al mondo e a Dio Italia amore mio - gli operai di Termini spiegavano con dignità la propria storia e lasciavano misurare il tempo che è passato.

Uno di loro, prima di arrivare sul palco dell'Ariston, aveva trascorso dieci giorni sul tetto della fabbrica: anche questa, che sembra un'innovazione, risale al '68 ....( per continuare clicca su "leggi tutto") solo che allora a salire sui tetti e sventolare lenzuola erano i carcerati, ai quali ogni sortita era preclusa che non fosse la scalata al cielo. E anche questo fa misurare la distanza. Come si battono le operaie e gli operai, quando la Classe Operaia non c'è più? Prendete le migliaia di lavoratori dei call-center diventati bruscamente ostaggi delle partite di giro di liquidatori professionali che rilevano imprese col proposito di farle fallire: la girandola di sigle che passa per Eutelia Agile Phonemedia Answers Pmc Tpmc Libeccio Omega e così via. E denari stornati in Lussemburgo, Svizzera, nelle Isole del Canale, in Romania... Occupano le fabbriche, non vengono pagati da molti mesi, sono derubati dei contributi, guai se hanno mutui da pagaree figli da sfamaree mandare a scuola. A volte diventano proprio un volgo senza nome: «In banca ti chiedono: ti hanno licenziato? E tu rispondi no. Sei in cassa integrazione? E rispondi ancora no. Allora ti chiedono le ultime buste paga e tu devi spiegare che non le vedi da mesi». Hanno dei blog, mettono in rete i video. Al tempo in cui a Sanremo si sarebbe arrivati tutt'al più con un corteo, al tempo dei volantini, era meno frequente che i resoconti della lotta fossero intercalati da notazioni come questa: «Alla Answers di Pistoia le commesse non mancavano, a cominciare da quelle di Enel e Tim. Mancavano i soldi e la buona volontà dei padroni.

Una lotta romanzesca si è conclusa sabato e con una vittoria: notizia così rara che vale la pena di estrarla dalle pagine locali. Erano 560, 463 donne - molte venute dal sud, parecchie donne sole con figli - hanno occupato la fabbrica per centouno giorni, una quarantina hanno lasciato, sono rimasti in 520, cui una nuova proprietà ha garantito il posto di lavoro. A regime, chi lavorava 6 ore al giorno - la maggioranza - guadagnava meno di 800 euro, chi era a tempo pieno arrivava a un migliaio. «C'è chi non può più venire perché non ha i soldi della benzina». Dormivano nei sacchi a pelo, di giorno fabbricavano giochi, tenevano i bambini, o andavano in giro a cercare solidarietà.

Anche fra loro stessi. «Era cominciata una guerra fra poveri, minaccee insulti fra noi lavoratori, per renderci poi finalmente conto che siamo tutti sullo stesso Titanic». Omega mirava a tirar le cose per le lunghe, il tempo per incassare le sue speculazioni: la sentenza di un giudice l'ha sventato. Pistoia, città di artisti e di scontrosi, si è adoperata in una quantità di modi. Spettacoli di solidarietà, donazioni di supermercati e di privati, Arci e Coop, gruppi sportivi, anche l'associazione degli alpini. «Un giorno - racconta a un cronista Vera N., che ha trascorso i tre mesi nel call center col piccolo Andrew, un anno - è passato un idraulico.

Mi ha lasciato un biglietto, se avessi avuto bisogno di lui mi faceva i lavori gratis». Una mensa ha portato ogni giorno 50 pasti gratis per gli occupanti di turno. Il Comune si è adoperato per la sospensione delle bollette di acqua gas e luce. La Sanità regionale ha deliberato la gratuità di tutte le cure mediche. Due banche locali hanno anticipato stipendi e concesso prestiti senza interesse. Epifani l'ha chiamata «la lotta perfetta». La Cgil è orgogliosa oggi di contare 471 iscritti nell'azienda: la sera dell'accordo, ho visto il suo segretario Alessio Gramolati, che è un pezzo d'uomo, piangere mentre raccontava d'aver visto piangere di gioia le donne della Answers.

E riferiva il primo proposito di Cosima per suo figlio Stefano, 6 anni: «Posso comprargli i quaderni. Mi vergognavo, ma lui tornava da scuola che gli avevano messo la frutta nello zaino e il barista gli dava la colazione gratis». Il libro Cuore al tempo dei Call-center. Il vescovo si chiama Mansueto Bianchi, a dicembre va in visita nel centro occupato, dice: «La Chiesa di Pistoia vi guarda con enorme simpatia e si ritiene onorata di essere accanto a voi». Torna a celebrarvi la messa di Natale, tra centinaia di computer spenti e spento il riscaldamento, al freddo e al gelo, come si deve in un presepio.

Dice: «Tocca le corde profonde del cuore essere qui tra voi. Bisogna che ciascuno trovi dentro di sé il coraggio, contro questa economia corsara che macina le persone come carne da macello». L'accordo che ha concluso i 101 giorni - uno di più dei Cento di Napoleone, che per giunta finirono a Waterloo - prevede l'affitto, ed entro nove m e s i l a p r o p r i e t à , a l l a Call&Call di Umberto Costamagna, presidente dell'Assocontact, e dei suoi soci Simone Ratti e Domenico Nesci. Non hanno preteso di figurare da benefattori: «Enel è uno dei nostri principali committenti, e Answers è al secondo posto in Italia in quanto a gradimento dei clienti Enel». Ho cercato qualche notizia sul conto di questo signore spezzino, laurea in scienze politiche, trascorsi nell'editoria, e spero che razzoli come predica: cioè sostenendo che l'impiego nel call-center passa ancora per un ripiego, e che è al contrario una professione di qualità, che consiste nella relazione col cliente, e costituisce la principale risorsa. Idee che a chi ci lavora non suonano certo nuove: «A me lavorare in questo posto piace tanto, mi ha messo in comunicazione con la gente anche se è soltanto per telefono.

Mi ha dato sicurezza, sono meno timida adesso...», aveva raccontato alla Repubblica di Firenze Barbara, 32 anni, arrivata da Potenza alla Answers inseguendo un contratto a tempo indeterminato. E Marta G., 41 anni, di Montecatini: «Quella era la mia postazione, ogni giorno otto ore di lavoro duro, ma anche grandi soddisfazioni. Abbiamo iniziato dalle chiamate al 119 per le prepagate private, una piccola cosa... Ci siamo conquistati la fiducia di Tim e ci è stata affidata l'assistenza ai clienti del settore business. Abbiamo saputo far crescere bene quella che consideriamo una nostra creatura.

Ne siamo orgogliosi». Molte signore non avevano nessuna esperienza di sindacato, ma una di loro aveva avvertito in assemblea: «Non sanno che cosa vuol dire andare contro una madre che difende il proprio figlio».

Alla cena che ha festeggiato l'accordo Costamagna ha partecipato assieme ai lavoratori e a mezza città. I dipendenti sono tutti riassunti a partire da ieri: quelli che non entreranno subito in produzione per il calo delle commesse avranno per la prima volta la cassa integrazione. Domenica alla Answers hanno fatto calare dal tetto uno striscione con la scritta maiuscola: La lotta paga, perché lì davanti passa la ferrovia Firenze-Viareggio. Chissà che cosa avranno pensato i viaggiatori: magari che era un cimelio del famoso '68, miracolosamente scampato alle intemperie.

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mercoledì 23 dicembre 2009

Ecco Come vi Fregano i Soldi Senza Che ve ne Accorgiate,,,e Intanto Voi Italioni Non Arrivate A Fine Mese e Loro Sono Sempre Piu' Rcchi:ecco COME


Oggi nel farvi gli auguri per un sereno Natale ed uno splendido anno nuovo vi segnalo un post pesante che fa riflettere..un pò lungo ma ne vale la pena..
Buone feste e buona riflessione..


Premessa.
La privatizzazione degli enti pubblici e la sistematica truffa dello Stato ai danni dei cittadini...
dal blog di http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/12/la-privati...
Innanzitutto c'è da premettere che la vecchia gestione dello Stato, centralizzata, aveva i suoi difetti innegabili, ma aveva anche molti pregi.

La trasformazione in Spa, quando non la privatizzazione completa, di enti statali che si è avuta in questi ultimi anni non ha raggiunto l'obiettivo di rendere più efficienti gli apparati statali, ma ha invece aumentato l'inefficienza, aumentato le truffe ai danni dei cittadini, e aumentato lo sperpero dei soldi pubblici.

Ci avevano raccontato la favoletta che la privatizzazione, o la trasformazione in SPA, sarebbe servita a rendere più snelli e produttivi gli enti pubblici.
E noi, docenti e giuristi, ci eravamo cascati come deficienti. Qualche anno fa pubblicai un manuale di Diritto amministrativo dove, insieme alle altre pecore che belano, anche io ho scritto le consuete cazzate sulla privatizzazione formale e sostanziale, sul modello di PA più efficiente, e stronzate varie.

Ora quando rileggo quelle pagine, mi sembrano scritte da un cerebroleso, anche se poi mi consolo quando vedo che le stesse puttanate sono scritte su tutti i manuali, senza distinzioni.

La verità è che ci hanno fottuti. La trasformazione in SPA è stata una delle più grandi truffe mai perpetrate ai danni dei cittadini. Vediamo alcuni esempi.


La truffa Telecom

Il passaggio da Sip a Telecom ha aumentato i costi delle bollette; aumentato ....( per continuare clicca su "leggi tutto") l'inefficienza, e aumentato le truffe. Migliaia sono i cittadini che si sono visti arrivare bollette farlocche, cambi di tariffe non richiesti, ecc.

Siccome poi lo Stato ha inventato quella meravigliosa tassa da 40 euro che bisogna pagare per poter fare ricorso, con la conciliazione obbligatoria, il meccanismo processuale per difendersi è diventato impossibile da praticare, perlomeno quando si tratta di somme modeste.

Il risultato è che Telecom e TIM incassano somme esorbitanti perché rubando piccole somme il cittadino ha difficoltà a difendersi; siccome il meccanismo è applicato a centinaia di migliaia di utenti, con questo sistema si realizzano guadagni illeciti per milioni di euro.

I sistemi escogitati sono tanti. Dai famigerati numeri con prefisso 144, alle ricariche per internet che terminano alla mezzanotte del 30 esimo giorno senza possibilità di ricaricare in anticipo (così l'utente si scorda la scadenza e spende un capitale), alle carte vacanze che danno diritto a chiamare 500 minuti gratis (ma non ti dicono che allo scadere dei 500 minuti paghi una tariffa enormemente superiore e quindi va a finire che paghi un salasso senza accorgertene); poi abbiamo le bollette gonfiate, i cordless e i telefoni inviati a chi non ne ha fatto richiesta con l'addebito in bolletta; la fantasia degli amministratori dell'azienda è senza limiti. Uno dei sistemi migliori poi è quello di dare in appalto a una ditta privata esterna la vendita di alcuni servizi truffa in modo che poi il truffato non possa rivalersi su TIM ma debba far causa alla ditta di servizi (che o ha cessato di operare, oppure è introvabile perché l'utente non riesce a ritrovare il numero).


E che dire di quella genialata dello scatto alla risposta? Così se sei in una zona con scarsa copertura in cui la linea salta dopo pochi secondi e devi richiamare dieci volte, paghi dieci scatti senza motivo.

Telecom e TIM sono state condannate più volte a pagare milioni di euro, ad esempio 2,4 milioni di euro per le truffe dialer, 6,5 milioni di euro per le truffe mediante sms che comunicavano che esistevano messaggi nella segreteria telefonica mai attivata dall'utente; ma i soldi incassati con queste truffe superano immensamente le multe che hanno dovuto sborsare.


La truffa Equitalia

Fantastico anche il meccanismo di trasformazione in SPA di Equitalia, con le conseguenti leggi per riscuotere i tributi.

Che fa Equitalia? Manda cartelle pazze a migliaia di cittadini.

Su 1000 cittadini che ricevono tasse arretrate senza giustificazione, 200 pagano senza fiatare; magari sono risparmiatori che hanno da parte qualche decina di migliaia di euro e per evitare noie e il costo di un avvocato pagano e zitti.

Una buona parte protesta e spesso ottiene una consistente riduzione della somma da pagare, e quindi si accontenta di pagare la riduzione, felice di poter evitare un contenzioso sborsando "solo" poche centinaia di euro anziché le migliaia che erano state richieste all'inizio. Tempo fa vennero mandate ad alcuni pensionati delle cartelle per trentamila euro, adducendo un errore nel calcolo della liquidazione. Molti pagarono; chi andò a protestare si vide immediatamente ridurre a 500 euro la cartella originaria (quindi molti pagarono, felici di cavarsela con una somma inferiore); solo chi ha impugnato la cartella è riuscito a non pagare nulla.

Un sistema che ha fruttato ad Equitalia milioni di euro.

Una parte delle cartelle finisce invece in tribunale; il contribuente vince la causa, ma a conti fatti, nel complesso dell'operazione, Equitalia ci guadagna sempre somme esorbitanti.

In molte zone d'Italia poi Equitalia ha pignorato centinaia di case, auto, e beni dei contribuenti; contribuenti che spesso sono addirittura all'oscuro della richiesta di pagamento.

Vengono recapitate tasse arretrate per essere proprietari di immobili mai pesseduti; per aver esercitato mestieri mai fatti; o aver esercitato la professione in periodi in cui le persone erano disoccupate, o addirittura... in carcere.

In pratica con questo meccanismo Equitalia si assicura un enorme flusso di capitali, che sono illeciti perché si tratta di somme non dovute, ma trattandosi di una società privata nessun amministratore rischia alcunché.

La guardia di finanza e alcune procure hanno spesso iniziato indagini, ma esse non portano né porteranno mai ad alcun risultato, perché il reato ipotizzato (la truffa) è troppo blando e i tempi di prescrizione sono troppo brevi.

Peraltro Equitalia ha il completo appoggio dei politici al governo, perché le leggi in vigore consentono ad Equitalia di espropriare immobili di qualsiasi cittadino anche a fronte di tasse arretrate per 5000 euro, con un procedimento rapidissimo e fuori da ogni regola di logica giuridica che ha come conseguenza il fatto che spesso al cittadino viene venduto l'immobile, anche quando poi il tribunale dà tardivamente torto ad Equitalia.

Su un giornale ho letto di un tizio di Salerno, tale Nunzio Birra, cui è stata espropriata e venduta la casa per un credito (non dimostrato) di 15.000 euro; la casa (che valeva 400.000 euro) è stata acquistata all'asta per 56 mila euro, dopodiché la società che aveva acquistato la casa ha proposto al Birra di riacquistarla per 200.000 euro. Una truffa colossale. Ed è una truffa di Stato.

Nella sola provincia di Napoli gli immobili ipotecati sono 200.000. E spesso sono ipotecati a persone che ignorano di avere la casa ipotecata, e lo scoprono solo al momento in cui questa viene messa in vendita.

Un altro metodo geniale è quello di inviare mini cartelle da 10-20 euro.
Così il contribuente paga e zitto, perché è impossibile ricostruire la correttezza delle somma. A me ad esempio arrivano ogni anno tasse arretrate di 40-50 euro... per un professionista (le cui tasse si determinano con un calcolo complicato che tiene conto di tutte le fatture in entrata e in uscita, le detrazioni, ecc...) è impossibile rifare tutti i conti e sapere se quelle 40 euro sono giuste o meno; d'altronde sono sicuro che è impossibile che ad Equitalia qualcuno ogni anno rifaccia i calcoli delle tasse che mi riguardano. Ma l'unica strada è pagare, e rassegnarsi alla truffa.


Il meccanismo giuridico che sta alla base delle leggi che regolano il rapporto tra Equitalia e cittadini è previsto dal Dl 203/2005, nonché dal Dlg 112/1999 112/1999, e 46/2009, oltre che dal DPR 602/73 e dalle varie norme in materia di contenzioso tributario; anche se è complicato da descrivere in un articolo, penso che possa essere riassunto efficacemente e in modo molto chiaro nella famosa frase che il Marchese del Grillo disse nel film omonimo: "Io (Equitalia) sono io, e voi non siete un cazzo".

Il problema è che dal punto di vista giuridico dovrebbero finire in galera tutti i politici che hanno votato le leggi che hanno permesso questo stato di cose, perchè si tratta di una truffa immensa, ideata dai politici e perpetrata con la complicità di amministratori, magistratura, informazione.


Le truffe Enel

Per non parlare delle bollette della luce. La luce è un bene essenziale, perché senza di essa nelle nostre cose e negli uffici non funziona più nulla, PC, TV, frigorifero, in alcuni casi i riscaldamenti e addirittura, nelle case di campagna che non sono collegate all'acquedotto, la mancanza dell'elettricità determina l'impossibilità di usare l'acqua.

Nelle aziende e negli esercizi commerciali mancanza di elettricità equivale al blocco dei macchinari.

Ecco quindi che se arriva una bolletta caricata abusivamente di poche centinaia di euro conviene pagare subito, per evitare il blocco della corrente.

Mentre i costi di una causa civile e del ricorso ad un avvocato scoraggia normalmente i cittadini dal fare ricorso.

Questo è il risultato della privatizzazione in Italia; di quella privatizzazione che ci avevano presentato come la soluzione del problema all'inefficienza statale, e che invece si è rivelata essere uno degli indizi rivelatori della fine del nostro sistema democratico, perché la magistratura e la polizia sono troppo inefficienti e/o corrotte per poter intervenire con efficacia su un sistema così capillare.

A parte il fatto che il nostro sistema penale è totalmente sfornito anche teoricamente di mezzi giuridici, perché le pene previste per i reati di questo tipo sono già ridicole in partenza.


La trasformazione delle Forze Armate in SPA

La trasformazione delle FFAA in SPA si inserisce nel quadro generale delle privatizzazioni. Qui però ci sono conseguenze ulteriori e vantaggi diversi (per il governo).
Ovviamente in un primo tempo resterà tutto identico a prima e non cambierà nulla. La difesa continuerà a restare ufficialmente pubblica, e la veste di SPA consentirà solo una maggiore facilità nel truffare in alcuni settori.
Piano piano, però, sulla falsariga di quello che è successo ad esempio con Telecom o con Banca d'Italia (in cui di pubblico non è rimasto nulla, tranne il nomen iuris) si amplierà l'area dei settori della difesa interessati dalla privatizzazione e la truffa diventerà globale, fino ad arrivare al seguente risultato:


- eliminazione del reato di corruzione e concussione:

Se un amministratore pubblico prende una tangente per favorire qualcuno, ricorre il reato di corruzione; se l'amministratore minaccia Tizio di non dargli un suo diritto se costui non paga una tangente, il reato è quello di concussione.

Se lo stesso comportamento è posto in essere dall'amministratore di una società privata NON esiste alcun reato.

Stessa cosa vale per il reato di abuso di ufficio.

In altre parole, privatizzando le FFAA gli amministratori potranno affidare le commesse a chi pare loro, senza rischiare alcunché dal punto di vista penale. Verranno acquistati miliardi di materiale inefficiente, pagandolo dieci volte il loro valore? Non sarà reato. Nessuno verrà punito.


- eliminazione del meccanismo della gara pubblica:

Attualmente gli enti pubblici, per stipulare contratti di qualsiasi tipo, in teoria devono ricorrere al meccanismo dell'evidenza pubblica. Il meccanismo dell'evidenza pubblica (sempre in teoria) garantisce che il contratto sia stipulato con imparzialità ed efficienza al miglior offerente.

Truccare una gara poi, anche se è una cosa che succede spesso, è comunque un reato.

Nel momento in cui le FFAA verranno privatizzate, invece, scomparirà gradualmente il meccanismo dell'asta pubblica e gli amministratori potranno fare quello che gli pare.

Ovviamente ciò non avverrà subito; inizialmente si dirà che, nonostante la veste di società per azioni, le FFAA sono comunque tenute a rispettare le leggi di diritto pubblico per i contratti; ma gradatamente si arriverà alla scomparsa del meccanismo.


- eliminazione del controllo della Corte di Conti:

Tutti gli enti pubblici passano attraverso il controllo della Corte dei Conti e devono inviare periodicamente i loro bilanci a questo organo.

Si tratta di un controllo imperfetto, blando, spesso viziato dalla corruzione dei giudici della Corte, ma comunque esiste. E in teoria, se i giudici venissero veramente scelti per merito, se veramente applicassero le leggi, garantirebbe la legalità nell'amministrazione.

Privatizzando le FFAA scomparirà gradatamente anche il controllo della Corte dei Conti.


Altri meccanismi negativi li ha sottolineati Fabio Piselli nel suo blog: gli amministratori, manco a dirlo, acquisteranno beni e servizi da aziende di proprietà di loro parenti; potranno decidere i settori e i reparti dove investire o disinvestire. Inoltre (cito testualmente dal blog di Fabio):

"il pericolo grande lo vivremo in Italia, ove avremo dei carabinieri sempre meno liberi, dei soldati sempre più presenti in strada, dei soggetti che se fino a ieri rispondevano allo Stato (noi) d'ora in poi risponderanno al consiglio d'amministrazione (loro) scelto tout court dal ministro stesso e dai suoi accoliti

non ho sindromi complottistiche, ma ho l'esperienza necessaria per dire che tutto questo non mi piace affatto, il nostro paese non è l'America, è troppo piccolo per consegnare il sistema Difesa in mano a dei privati privilegiati sui quali ignoriamo ogni cosa, se non che proverranno da ambienti destrorsi o paramilitari, oppure scopriremo che il mafioso affitta le microspie ai carabinieri, e questo è già avvenuto e fortunatamente scoperto, grazie anche ai consulenti privati

meditate gente meditate perchè a quanto pare dove non si riforma si privatizza
.... "



Nei secoli passati il sovrano depredava al suddito quasi tutto. E i soldati erano al servizio del re per mantenere il potere costituito.

Oggi la situazione non è diversa. E' solo diventato più sofisticato il metodo per rubare; è cambiata la forma cioè, ma la sostanza è sempre la stessa.

Lo stato ruba e depreda il cittadino fino che può; e i soldati saranno in modo sempre più evidente al soldo dei potenti, anziché dei cittadini.

Per qualche decennio dopo il 1945 ci eravamo illusi di essere una democrazia e che il popolo contasse qualcosa, con i meravigliosi concetti dello stato sociale e della sovranità popolare.

Oggi l'illusione è finita.

La sostanza della legge che regola tutto il meccanismo delle privatizzazioni è questa, e non lascia dubbi: io sono lo Stato, e voi cittadini non siete un cazzo!

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martedì 8 dicembre 2009

Chi ha paura delle primarie?


Pubblichiamo l'intervento sulla necessità delle primarie pubblicato martedì 08-12-2009 sul Corriere del mezzogiorno
nella rubrica "Interventi & Repliche"


Chi ha paura delle primarie?
di Luca Stamati

Caro direttore, la direzione regionale del Pd ha approvato all'unanimità la decisione di fare le primarie di coalizione per la scelta del candidato presidente alle prossime elezioni regionali. Leggendo i giornali pare invece che abbiamo scherzato, non è così. Leggo di distinguo e obiezioni interne al mio partito che appaiono inconsistenti e francamente del tutto strumentali. Affermare che «le primarie sono la negazione della politica» è come dare dell'analfabeta politico a, per esempio, Obama e ai due grandi partiti Usa, dire che bisogna aspettare e «guardare al quadro nazionale» significa nei fatti «aspettiamo a vedere se c'è un accordo nazionale e poi chiediamo al partito cui spetta la casella campana di dare il nome del candidato». Alla faccia del partito organizzato territorialmente e alla costruzione di «un nuovo e autorevole gruppo dirigente»!

Evidentemente qualcuno nel nostro partito il 25 ottobre ha scherzato oppure non ha capito che quella delle primarie è ormai una scelta irreversibile. Inviterei a stare alle reiterate affermazioni in questo senso del segretario regionale del Pd che, ricordo a noi tutti, è stato eletto dal 70% dei voti proprio con le primarie.

Ancor di più sorprendono le dichiarazioni pubbliche di autorevoli dirigenti di partiti che....( per continuare clicca su "leggi tutto") dovrebbero far parte della coalizione e le loro obiezioni alle primarie. Che vorrà mai dire l'Idv quando con Aniello Formisano afferma tra l'altro: «Siamo disponibili solo a primarie confermative se scegliamo il candidato tutti insieme»?
Posizione davvero inconciliabile con quella cittadinanza attiva, decantata un giorno sì e l’altro pure da Luigi De Magistris.
E che primarie sarebbero?
Se c'è l'accordo di tutta la coalizione su un candidato si va alle elezioni e si chiede il voto per governare, se invece andassimo a «primarie confermative» e, per ipotesi, i votanti bocciano il candidato scelto da tutti che si fa?
Si fanno altre primarie con un altro candidato o non si partecipa alle elezioni perché non si ha più il candidato?
Sinistra e libertà invece con Arturo Scotto afferma: «
Che vuol dire?
Le primarie sono un formidabile strumento di partecipazione popolare se si fanno dappertutto? Le si ritiene uno strumento utile?

Allora si chieda che si facciano anche in Puglia senza per questo mettere in discussione quelle in Campania.
Ma come?
Diciamo tutti che la politica delle decisioni poco trasparenti, prese da quattro o cinque segretari di partito nel chiuso di piccole stanze inaccessibili ha allontanato i cittadini dai partiti e poi rifiutiamo l'unico strumento che, date le attuali condizioni di democrazia interna ai partiti, riavvicina i giovani e i cittadini alla politica?
Fino a qualche settimana fa il centro sinistra campano era nell'angolo e silente, la vicenda Cosentino e la bagarre che si è scatenata all'interno del Pdl ci offre la possibilità di rientrare in gioco, a condizione naturalmente che si sia pronti a fare scelte coraggiose e innovative negli uomini, nei programmi e nei metodi.
Di qui la scelta della direzione regionale di dare mandato al segretario di incontrare gli altri partiti della coalizione per stilare un programma agile e in discontinuità col passato sullo sviluppo e il governo della nostra regione, di sottoporre, attraverso le primarie di coalizione, al giudizio dei nostri iscritti e dei cittadini la bontà del programma e dei candidati a presidente.
Leggo che qualcuno chiede che le regole per lo svolgimento delle primarie siano scritte insieme. Bene, è proprio questo che abbiamo deciso nella nostra direzione regionale, di più, di scriverle insieme anche con il mondo dell'associazionismo. Qualcuno ha chiesto di rinviarle a gennaio. Così sarà.
Si chiede infine che il Pd presenti una sola candidatura altrimenti sarebbe una ennesima resa dei conti interna al nostro partito cui non si è interessati a partecipare? Mi sembra giusto e siamo pronti a fare la nostra parte.
A queste condizioni cari amici e compagni della coalizione le facciamo o no le primarie? O volete che si decida a Roma oppure in tre o in cinque chiusi in una stanza?

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