
A dispetto della scientifica denigrazione storica della sua figura Maximilian Robespierre andrebbe a nostro avviso rivalutato.
"(...)non fu mai un dittatore e mai gli venne in mente di sciogliere la Convenzione. Il suo voto, all'interno del Comitato di Salute Pubblica, non contò mai più di un dodicesimo. Non solo. L'Incorruttibile desiderò sempre che ad una rivoluzione politico-giuridica se ne affiancasse anche una sociale che, pur garantendo la proprietà privata, fosse in grado di sottrarre le masse popolari alla fame, alla miseria e all'ignoranza. Così con Robespierre si affermarono Diritti (come l'assistenza ai più deboli - cioè le nostre moderne pensioni sociali -, il suffragio universale, l'istruzione gratuita e di massa, la riforma agraria, il calmieramento dei prezzi relativi ai generi alimentari e di prima necessità - maximum generale - ) fino ad allora impensabili e improponibili. Robespierre si batté per l'abolizione della schiavitù nelle Colonie francesi e la Costituzione giacobina del 1793 da lui ispirata e voluta è una Carta dei Diritti che ancora oggi costituisce il nerbo di tutte le democrazie occidentali.(..)Il primo a ripristinare una lettura storica, e non faziosa, dell'Incorruttibile è stato Albert Mathiez, proprio nel suo saggio "Perché siamo Robespierristi".
Grazie a questo storico si è scoperto che ....( per continuare clicca su "leggi tutto")l'etichetta di "sanguinario" fu affibbiata a Robespierre proprio dai terroristi più esasperati saliti al potere dopo il 9 Termidoro (giorno in cui l'Incorruttibile fu arrestato). Si è capito che Robespierre rappresentò la moderazione, durante il Terrore, come confermano le testimonianze di alcuni suoi stessi nemici come Girault, girondino, e l'abate Le Duc, figlio naturale di Luigi XV. Lo stesso deve dirsi sulla sua presunta dittatura: all'interno del Comitato di Salute Pubblica egli era in minoranza; il Comitato di Sicurezza Generale gli era fortemente ostile tanto che questa ostilità pesò in maniera determinante sull'esito del 9 Termidoro.
Né si può dimenticare la sua netta contrarietà, durante la Costituente e in tempo di pace, alla pena di morte così come alla dichiarazione di guerra che la Francia Rivoluzionaria, sotto la spinta dei girondini e della stessa Monarchia, votò il 20 aprile 1792. Una guerra da lui fortemente osteggiata e poi vinta a Fleurus grazie soprattutto alle misure economiche applicabili solo con il Terrore, il cui vero scopo era proprio quello di creare le condizioni adatte per un dirigismo economico in grado di reperire le risorse finanziarie finalizzate a nutrire un esercito sempre più numeroso.
Potremmo continuare a lungo con queste considerazioni, ma ciò che deve fare più riflettere è che Robespierre, dai suoi contemporanei, era considerato positivamente, il più delle volte osannato, e sarebbe rimasto nella Storia un grande statista se fosse morto, sotto i colpi di Admiral, nell'attentato del 4 Pratile, cioè prima che venissero votati i provvedimenti che vanno sotto il nome di Grande Terrore.
Tutte queste considerazioni evidenziano come le storiografie termidoriana, capetingia e dantonista abbiano creato una forte mistificazione intorno alla figura di Robespierre che, oltre ad aver lasciato un segno indelebile nella Storia delle moderne socialdemocrazie, ebbe un'altra dote, sin d'allora merce rara: l'onestà.
Se infatti Mirabeau, Danton, Fouché ed altri arricchirono con la Rivoluzione, Robespierre guadagnò l'appellativo di Incorruttibile, appellativo riconosciuto finanche dai suoi stessi nemici.
Così ci sentiamo di poter sposare le parole di Mathiez che, per dare un'idea concreta di quella che era la situazione nella Francia del 1793, effettua un paragone con ciò che accadde nella nazione d'Oltralpe durante la Prima Guerra Mondiale, altro evento catastrofico come quello che i francesi si trovarono a fronteggiare durante la Rivoluzione, con una sola sostanziale differenza che la Francia del 1914 era una nazione unita e senza conflitti interni, quella del 1793 era dilaniata anche da una guerra civile causata da numerose ed estese insurrezioni come quelle in Vandea, a Lione, Tolone , Bordeaux, Caen, Nimes, Marsiglia ed altre città schierate con i controrivoluzionari e contro la repubblica.
"Quando la Francia rivoluzionaria - aggredita alle frontiere dall'Europa delle monarchie e lacerata all'interno dalla lotta contro chi voleva scendere a patti col nemico - capì che era giunto il momento di vincere o perire, concentrò le proprie forze in un estremo tentativo: fu l'organizzazione del Terrore, come strumento indispensabile per la vittoria. Robespierre, dall'animo così mite ed umano, ebbe un ruolo, un ruolo decisivo, nella messa in opera di un sistema di repressione, che doveva far tremare i traditori e ridurli all'impotenza. L'uomo che all'epoca della Costituente, quando la pace regnava ancora, si era levato contro misure d'eccezione premature, che si era opposto alle prime leggi contro il clero e gli emigrati, che aveva trattato sprezzantemente anche i manifesti incendiari del Principe di Condé, che si era dimostrato a più riprese un avversario deciso dell'accentramento dei poteri e che aveva assunto con coraggio la difesa di tutte le libertà, che aveva proposto invano l'abolizione della pena di morte, fu trascinato a poco a poco dalle necessità ineluttabili della duplice guerra - interna ed esterna - a dare la propria adesione e contributo alla sola politica capace di salvare in quel momento la Repubblica e la Francia.
Quando sul mondo si riversò la catastrofe del 1914, il governo repubblicano proclamò lo stato d'assedio su tutto il territorio francese, ponendo nelle mani dei consigli di guerra una giurisdizione sovrana non soltanto sui militari, ma anche sui civili. Furono sospese tutte le libertà… Basterebbe tenere a mente questa dittatura atroce alla quale una Francia calma ed unita è stata sottoposta per cinque lunghi anni [quelli della Prima Guerra Mondiale -ndr], per essere più equanimi verso i terroristi del 1793, che si dimostrarono liberali - oserei dire - in confronto ai nostri uomini di Stato di ieri e di oggi: non hanno proclamato lo stato d'assedio generale e illimitato, non hanno imposto la censura preventiva, non hanno mai consegnato i civili ai tribunali militari, non hanno sciolto la tribuna della Convenzione e nemmeno quella dei clubs".(tratto da http://www.robespierre.it/perche.htm)
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giovedì 23 aprile 2009
Robespierre "L 'Incorruttibile"- alla luce di quanto succede oggi forse andrebbe rivalutato
mercoledì 18 marzo 2009
La paura globale

In un momento di crisi economica mondiale la via più facile per i governi è alimentare le paure e poi proporsi come salvatori al proprio popolo. Un popolo che non ha paura usa la ragione e governa gli istinti peggiori e dunque potrebbe organizzarsi e, unito, chiedere con forza soluzioni alla crisi, un popolo impaurito e minacciato è confuso, smarrito, diviso e incapace di difendersi.
Riflettendo su questi temi ho ripensato ad un passo di un vecchio libro di Edoardo Galeano "A testa in giù" che sembra profetico ed ho pensato di riproporlo ai nostri lettori. Eccolo di seguito..
La paura globale (
Quelli che lavorano hanno paura di perdere il lavoro.
Quelli che non lavorano hanno paura di non trovare mai lavoro.
Gli automobilisti hanno paura di camminare e i pedoni hanno paura di essere investiti.
La democrazia ha paura di ricordare e il linguaggio ha paura di dire.
I civili hanno paura dei militari, i militari hanno paura della mancanza di armi, le armi hanno paura della mancanza di guerre.
E’ il tempo della paura.
Paura da parte della donna della violenza dell’uomo e paura da parte dell’uomo della donna senza paura.
Paura dei ladri, paura della polizia.
Paura della porta non chiusa a chiave, del tempo senza orologi, del bambino senza televisione, paura della notte senza pastiglie per dormire e paura del giorno senza pastiglie per stare svegli.
Paura della moltitudine, paura della solitudine, paura di ciò che fu e di ciò che potrà essere, paura di morire, paura di vivere.
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venerdì 27 febbraio 2009
Può una donna essere bellissima e molto intelligente?

La risposta è sì.
Il problema è che in Italia e in tv non hanno spazio.
Perchè, diciamocela tutta, se in televisione mostrassero donne che oltre ad essere belle sono brave e anche intelligenti....
Oggi aprendo i giornali ci hanno colpito e messo allegria, nel drammatico contesto di violenza e crisi economica, due notizie apparentemente distanti tra loro.
Il discorso di Obama al congresso americano "più tasse ai ricchi per finanziare lo stato sociale e investimenti sulle energie verdi" e un'intervista, su la repubblica, ad una bellissima donna..Eva Mendes!!
L'intervista è da leggere tutta a nostro avviso...attenti però poichè correte il rischio di innamorarvi perdutamente di una donna che non potrete mai avere(forse...).
Se volete rischiare.... (per continuare clicca su "leggi tutto")
Eva: "La morte alza gli ascolti dall´antica Roma a YouTube"
"Simona chi? Mi scuso, ma non ho la minima idea di chi sia. Vengo in Italia ma non guardo la tv .
La roulette russa non si discosta troppo dall´idea di televisione di molti manager
Ieri le folle davanti alla ghigliottina, oggi si paga per assistere alle esecuzioni"
La Mendes è a Roma per presentare "Live!", che l´attrice ha anche prodotto, e sarà sugli schermi dal 6 marzo: il film è la storia di una cinica conduttrice tv disposta a tutto per fare audience
MARIA PIA FUSCO
ROMA
Chissà se qualche showgirl della tv nostrana si riconoscerà segretamente in Kate, la protagonista di Live! - dal 6 marzo con Moviemax in 140 copie - e nella sua ossessione per gli ascolti. Certo, la scelta di Kate per salvare l´audience del canale è un po´ troppo anche per la più ambiziosa delle nostre star: uno show sulla roulette russa, con sei persone che si puntano alla tempia una pistola caricata con cinque colpi a salve, uno mortale. Morte in diretta. Trovare i concorrenti è facile, il premio per quelli che sopravvivono è di 5 milioni di dollari. Lo show è un trionfo, l´audience supera il 50%.
Autore di Live!-Ascolti record al primo colpo è Bill Guttentag, Oscar per il documentario "Twin towers". Kate è Eva Mendes, che, disponibile ad ogni domanda, si stupisce solo quando le parlano di Simona Ventura:
«Simona chi? Mi scuso, non ho la minima idea di chi sia. Vengo in Italia spesso, ma non guardo la tv italiana».
Perché ha voluto tanto questo film al punto da produrlo?
«Intanto il ruolo era scritto per un uomo ed è stato fantastico strapparglielo, ma soprattutto volevo una storia molto provocatoria, che facesse riflettere e discutere. Piaccia o no il film, sarei contenta se qualcuno si ponesse quesiti morali. È più colpevole Kate o il pubblico che vede lo show o i concorrenti che, comunque sanno a cosa vanno incontro e hanno firmato un contratto?».
Lo vede come un film di fantascienza o è una storia probabile?
«La parte spaventosa del film è che molti manager di reality sarebbero d´accordo con Kate, da noi la concorrenza per l´audience è feroce. Ma se durante le riprese pensavo a una satira sulla tv Usa, sempre più mediocre, poi ho capito che il film riguarda tanti altri paesi. Non immaginavo ad esempio che il Grande Fratello qui fosse arrivato alla nona edizione, è una follia».
Nel film si citano la tv italiana e la Francia...
«Si dice che negli show italiani ci siano ballerine con seni nudi e glutei esposti. Giusto? E Kate nel film taglia un seno nudo dallo show dicendo "mica siamo in Francia". Perché da noi puoi mostrare armi, violenza e morte nelle news, ma sul nudo siamo molto puritani. Posso testimoniarlo: ho fatto una campagna per Calvin Klein in cui ho un solo seno scoperto. E in America sono stata censurata».
Qual è il peggio della tv americana?
«Trovo disgustosi gli show che fingono di interessarsi alle persone coinvolte invece le sfruttano e le manipolano. Da vent´anni va in onda lo Jerry Springer show, dove ad esempio si dice a qualcuno "sai che tua moglie ti tradisce con il tuo migliore amico?" e quello litiga con l´amico, con la moglie e tutti s´insultano, piangono, si scannano. Mettere in piazza le angosce emotive e i sentimenti è orribile. Non condanno nessuno: siamo tutti responsabili se continuiamo a guardare i reality. Ma non tutta la tv è trash, ci sono serie belle, come Madmen o Damages con Genn Close. C´è anche un reality che si salva, Runaway project, che promuove la creatività dei partecipanti».
Perché la gente ama vedere situazioni estreme fino alla morte?
«Non ho una risposta, non so chi ce l´abbia. Posso dire, come Kate, che la curiosità per lo spettacolo della morte viene da lontano: i romani al Colosseo, le folle davanti alla ghigliottina, in Usa c´è chi paga per assistere alle esecuzioni. E oggi la morte la vedi su YouTube».
Ci sono attrici che considera modelli?
«Agli inizi, essendo scura e latina, pensavo alle grandi italiane: Magnani, Loren, Lollobrigida, Cardinale. Ora penso che vorrei avere una varietà infinita di ruoli, come Kate Winslet, dalla commedia romantica al thriller, vorrei sempre sorprendere. Tra gli italiani mi piacerebbe lavorare con Muccino, L´ultimo bacio è il mio preferito».
È vero che da bambina voleva farsi suora?
«Sì, non so perché mi piacesse tanto l´idea. Poi, essendo di una famiglia modesta sempre con problemi di soldi, quando mia sorella mi ha spiegato che le suore non guadagnano, la vocazione è passata. In realtà se non avessi fatto l´attrice avrei fatto l´architetto o il designer di interni. L´architettura mi affascina, perciò amo tanto l´Italia».
La sua famiglia è di origine cubana. È mai stata a Cuba?
«No, ma ho una grande curiosità di conoscerla. Aspetto il momento opportuno, che non è adesso. La mia famiglia ha sofferto troppo, se andassi ora a Cuba si potrebbe pensare che appoggio Castro».
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giovedì 29 gennaio 2009
"Sfrennesiamenti" impegnati ma...Sfrennesiamenti

Come avrete notato è un pò che non scriviamo sul blog.
Molti ci hanno sollecitato a farlo soprattutto alla luce di quanto accade intorno a noi,di quanto accade a Napoli e in Campania e di quanto accade in Italia. Gli argomenti su cui riflettere e su cui esprimersi non mancavano di certo, la crisi dei partiti, delle istituzioni, della credibilità dei suoi rappresentanti e dei suoi maggiori leader.
Lo scandalo Romeo e il quadro avvilente della classe politica napoletana (pd in testa), l'inerzia del Comune e il sostanziale tirare a campare della Regione consigliavano di esprimersi e prendre posizione.
La crisi e la divisione della sinistra in tutti i suoi confusi e disseminati segmenti,l'approssimarsi delle prossime elezioni europee e provinciali, il tutto nel degrado politico,economico,ambientale e culturale in cui versano la nostra città e la nostra regione obbligano in qulche modo se non a "fare qualcosa" almeno a "dire qualcosa"!!
Confessiamo che eravamo senza parole, più le cose accadevano (caso De Magistris con corollario di punizioni per la procura di salerno e per il giornalista del corriere della sera, Carlo Vulpio, crisi economica, caso vigilanza rai, aumento dei cassintegrati e dei disoccupati, fallimenti di aziende ed esercizi commerciali,"scandalo" intercettazioni,accordo separato tra governo e sindacati contro il contratto di lavoro nazionale e contro la cgil e adesso il mercato,tra maggioranza e opposizione parlamentare sulla legge elettorale per le elezioni europee) e più ci aspettavamo una rivolta popolare.
E dunque aspettavamo speranzosi.
Speravamo in un grande successo della manifestazione (per continuare clicca su ("leggi tutto")di piazza Farnese, indetta da Grillo, Di Pietro e altri, in difesa di De Magistris e contro il degrado morale della politica nazionale e invece.... La piazza era "pienotta" non affollata, poche centinaia di persone, insomma un Flop!!
Allora qualche considerazione va tentata...
Occorre partire da un dato di fatto incontestabile e cioè che la gente, il popolo non si indigna più di tanto di fronte a quello che accade. O perlomeno si indigna ma è incapace o non vuole reagire collettivamente. C'è uno iato profondo tra l'inignazione e la rabbia che circola per esempio sul web e le azioni concrete di mobilitazione di piazza, tra il lamento e la rabbia che si sente tra gli amici o per strada e la disponibilità concreta a mobilitarsi e a scendere in piazza.
Frustrazione, disincanto, rassegnazione, sfiducia nel cambiamento e nelle forme d mobilitazione e di protesta che quel cambiamento potrebbero ottenere?
La crisi economica drammatica e il pessimismo sul futuro immediato fa allontanare la gente, la spinge a rifugiarsi nel privato, preoccupata per i soldi e la mancanza di opportunità, in attesa di tempi migliori?
Magari tutte queste cose insieme o altro che dovremo indagare meglio..resta il dato che la mobilitazione di piazza non funziona più!
Forse l'unica agorà credibile, con tutte le controindicazioni possibili, resta internet. La rete con i suoi spazi e le sue informazioni "orizzontali" e senza censura, il confronto e la partecipazione dal basso, i suoi social network, può aiutare a riformare la politica e a riscoprire il gusto dell'impegno collettivo e della mobilitazione?
Forse la presidenza Obama avrà effetti a cascata su tutto il pianeta e quindi anche da noi?
Il tempo, come sempre, si incaricherà di darci ragione o torto. A noi non resta che non demordere e cercare attraverso la rete, i suoi blog e i suoi social network di ricostruire un comun denominatore di emozioni, passioni e speranze che ci consenta nel prossimo futuro di continuare a credere nei nostri sogni di cambiamento.. se non per noi almeno per i giovanissimi e per i nostri figli!
Mi rendo conto che questo post può apparire solo uno "sfrennesiamento" e magari lo è..ma è ciò che ci passa per la testa in questo momento.
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