venerdì 26 giugno 2009

Erano in migliaia a Napoli nella Villa Comunale....


Leggiamo oggi su Il Mattino che a Napoli erano in migliaia, nella Villa Comunale,che si accalcavano in una ressa indescrivibile. Gente di varia umanità ed estrazione sociale che ci teneva ad essere lì, a farsi notare, a cercare di partecipare attivamente. Determinata e pronta alle sofferenze più ardite nella calura del sole napoletano.
Erano lì per la manifestazione di solidarietà alla ragazza lesbica che rischia di perdere un occhio per aver difeso dei gay??
No..quelli erano a p.zza Bellini ed erano molti di meno!
Erano lì per esprimere la loro rabbia e la loro indignazione per la morte di un innocente musicista romeno ucciso dai colpi di otto camorristi che sparavano all'impazzata??
NO..quello è successo a Montesanto e non c'è stata alcuna manifestazione di massa!!
Beh..forse erano lì quando c'è stata la famosa emergenza rifiuti che ha sputtanato Napoli in Italia e nel Mondo??
NO...allora ci furono si delle manifestazioni di massa ma solo a Pianura dove c'era la discarica e a Chiaiano dove volevano farne un'altra. In città o in Villa Comunale allora non ci fu alcuna manifestazione!!
Ma allora perchè e cosa ci facevano lì??
Erano lì per i provini di X Factor!!!
La conclusione, la morale questo post??
Non lo so, fate voi, io mi limiterei a dire,con Crozza, che "non capisco la relazione"!

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mercoledì 24 giugno 2009

Perchè oltre che su Silvio Berlusconi non spostiamo l'attenzione anche sulle giovani donne che hanno raccontato gli incontri con lui? Che ne dite??




In questi giorni tutti o quasi hanno/anbbiamo parlato del comportamento di Silvio Berlusconi, del suo rapporto con la moglie, con Noemy e le altre ragazze che hanno partecipato alle sue feste e di quelle che frequentavano villa Grazioli e Villa Certosa ma quasi nessuni si era soffermato a riflettre su quelle donne e sulle donne italiane in generale. Così come tranne autorevoli e poche eccezzioni in tutto questo dibattito assorda il silenzio delle donne politiche e non.
Ieri abbiamo letto con curiosità e interesse una riflessione su questi temi su Il manifesto, ci ha molto colpito e dunque oggi proponiamo quell'articolo perchè riteniamo sia utile una aprire un confronto vero.
Ecco di seguito l'articolo in questione....

IL Manifesto
Ragazze immagine
di Ida Dominijanni

Distogliamo lo sguardo da Silvio Berlusconi e spostiamolo sulle giovani donne che hanno raccontato gli incontri a palazzo Grazioli e a Villa Certosa nell'inchiesta di Bari. Tutta questa storia aperta dalla denuncia di Veronica Lario sul «divertimento dell'imperatore» non ha niente di privato ed è tutta politica, stiamo sostenendo da più di un mese, perché porta alla luce un ganglio cruciale del sistema di potere e di consenso di Berlusconi e del berlusconismo. Ma sia il potere sia il consenso sono fatti relazionali: si fanno in due, chi dispone e chi obbedisce, chi propone e chi acconsente, sia pure in posizione dispari tra loro. Dunque c'è il sistema di potere del premier imperniato su una certa politica del sesso e dei rapporti fra i sessi, e ci sono queste giovani donne che vi partecipano e ne consentono il funzionamento, anzi lo hanno consentito fino a un certo punto per poi disvelarlo. Ed è chiaro che, se lo scandalo investe prima di tutto il premier, l'interesse dovrebbe volgersi parimenti a loro, per quello che dicono e che non....( per continuare clicca su "leggi tutto") dicono della società a cui appartengono e dell'immaginario, dei sogni e dei progetti, dell'etica e dell'estetica di cui sono portatrici. E che, salvo liquidare difensivamente escort e ragazze-immagine come eccezioni rispetto alla norma e alla normalità femminile, ci interrogano e ci interpellano: quella società, quell'immaginario, quei sogni e quei progetti, quell'etica e quell'estetica dicono qualcosa a noi tutte.
Leggendo e rileggendo dichiarazioni e interviste di Patrizia D'Addario, Lucia Rossini e Barbara Montereale, e soprattutto guardando e riguardando l'intervista filmata a quest'ultima sul sito di Repubblica, dove il viso e il corpo dicono più della parola scritta, cinque cose impressionano soprattutto. La prima è la padronanza con cui si catalogano e si contrattano mansioni, prestazioni e compensi: tanto per questo, il doppio per quello, «non lavoro per la gloria, se vado a una cena ci vado per avere dei soldi», fare la ragazza-immagine è diverso che fare la escort ma anche per una escort «quello è il suo lavoro, ognuno ha il suo lavoro».
Ora, è dagli anni 80 che il movimento per i diritti delle prostitute rivendica - senza convincermi, aggiungo - che fare sesso a pagamento, ovvero vendere il proprio corpo, è un lavoro come un altro, da negoziare come si fa con qualunque lavoro. Ma come siamo arrivati a rendere contabile e negoziabile qualsiasi prestazione del corpo, un sorriso, una presenza a cena, un ballo a una festa, un'impronta che fa immagine?
Mansioni come altre, sembra di sentir parlare gli operai che negli anni 70 ti spiegavano la catena di montaggio. Quale cambiamento culturale ha reso il corpo, per queste donne, simile a una macchina, e alienato come una macchina?
La seconda cosa è l'ossessione dell'immagine: non è nel regno delle cose ma in quello della rappresentazione che la vita si svolge. Le ragazze arrivano a palazzo Grazioli, cenano e per prima cosa vanno in bagno a fotografarsi, registe di se stesse, e a immortalare l'evento. L'emozione si deposita in quella foto, non riguarda tanto l'aver varcato la soglia del palazzo del potere (anche se dell'evento «straordinario» si dà notizia all'una di notte per telefono alla mamma che a sua volta tace e acconsente), quanto il registrare di averlo fatto e il poterlo mostrare ad altri. Qui il cambiamento culturale si chiama ovviamente televisione, fine del confine fra realtà e rappresentazione eccetera eccetera.
Ma colpisce ugualmente - terza cosa -, a fronte di questo peso dell'immagine, la derubricazione del potere politico in sé e per sé. Che «Silvio» (per Barbara) o «Papi» (per le altre ospiti ancora senza volto) sia casualmente il presidente del consiglio sembra essere tutto sommato un fatto relativo, e certamente non comporta alcun particolare cambio di registro o di galateo. Né alcun sospetto o alcuna cautela: quarta cosa, impressiona l'affidamento cieco all'uomo potente, come se il potere (maschile) avesse d'incanto perso ogni opacità e fosse diventato trasparente, credibile, anch'esso negoziabile (io resto a dormire con te, tu mi aiuti a fare il mio residence sulla costa). Certo aiuta, in questo, l'acclarata «affettuosità» dell'ospite, che tutte conquista, come se - quinta cosa che colpisce - ciascuna stentasse assai a trovarla altrove, e segnatamente in altri uomini: del resto, ci informa Barbara, lei fa la ragazza immagine solo perché non può fare quello che vorrebbe, cioè «la moglie e la madre».
E perché è questo che passa il convento, cioè il mercato del lavoro. Ma sul suo viso non passa mai l'ombra del risentimento, né del vittimismo. A conferma che tutta questa storia non si sta giocando nel registro di una rinnovata oppressione patriarcale, ma in quello di una perversa forma di emancipazione femminile, postpatriarcale e postfemminista. Che è forse ciò che la rende così complessa da leggere, in Italia e all'estero.

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venerdì 12 giugno 2009

Un ticket SERRACCHIANI-COZZOLINO??



In questi giorni molti mi hanno chiesto un'analisi dei risultati delle elezioni europee e segnatamente di quelle a Napoli e in Campania.
Lo ha fatto anche Norberto Gallo col quale abbiamo fatto una chiacchierata proprio su questo tema e che si è articolata in una intervista a TeleVomero.
L'intervista potete ascoltarla cliccando sul link che segue... "Un ticket SERRACCHIANI-COZZOLINO??" (Qui)
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venerdì 29 maggio 2009

Vi prego ..leggete questa triste storia..vi chiedo solo 2 minuti!


Ho letto su la repubblica,edizione napoletana,di oggi un articolo chemi ha lasciato senza parole.
Provo un profondo senso di smarrimento e angoscia allora ho deciso che la cosa migliore sia far conoscere questa triste,banale e tragica storia a quanta più gente possibile.
Dedicate 3 minuti della vostra attenzione alla lettura dell'articolo in questione...
"Nessun soccorso per il mio Petru in agonia" La moglie del romeno ucciso: "L´ambulanza solo dopo mezz´ora"

"Se era italiano sarebbe stato diverso, a noi ci lasciano morire così..."
CRISTINA ZAGARIA


«Per 5 minuti ha parlato. Per 10, mi ha guardato fisso negli occhi e, quando io gridavo, lui scuoteva la testa e mi stringeva più forte la mano. Per mezz´ora il corpo di mio marito Petru è rimasto per terra e nessuno ha fatto niente. Ci guardavano tutti e c´era anche chi mi scattava fotografie. È arrivata un´ambulanza, ma non era per noi era per il bambino ferito. Due feriti un´ambulanza sola... per l´italiano». Un´accusa. Lunga trenta minuti. Mirella è spaventata e arrabbiata. Mirella ha poco più di vent´anni ed è la moglie di Petru Birlandeanu, il romeno ucciso per errore a Montesanto. Mirella fuma e piange. Fuma e si preme le mani sulla testa. Fuma Winston blu e si accuccia per terra, seduta sul cordolo dell´aiuola davanti all´obitorio, tenendo stretta la mano al fratello.
Ernesto Cravero, docente della Federico II, sul sito di Noi Consumatori, conferma il racconto di Mirella: «Ritorno verso il ferito, ....( per continuare clicca su "leggi tutto")il poveretto non si muove più, la donna che era con lui piange in silenzio. Sento delle sirene, penso: è l´autoambulanza. No, è una volante. Sono disorientato...eppure l´ospedale dei Pellegrini è lì a 100 metri. Chissà, portarvi quell´uomo a braccia o in barella. Alle 20 gli addetti della funicolare chiudono le porte a vetro per isolare quel poveretto che è ancora lì e non si muove più». La sparatoria è avvenuta tra le 19.30 e le 19,40: trenta minuti prima. L´accusa di Mirella è dura: «Se era italiano sarebbe stato diverso. Agli italiani noi romeni facciamo paura e ci lasciano morire». E Mirella, piccola donna vestita di nero, con le ciabatte aperte e due cerchi d´oro alle orecchie, in Italia da tre anni, non trova spiegazione né tregua. «Mio marito è morto per 8 euro. Tanti erano i soldi che aveva in tasca. Tanti i soldi che racimoliamo ogni giorno e spediamo quasi tutto in Romania, dove c´è la mia bambina». Petru e Mirella hanno due figli, la più grande ha 10 anni, il più piccolo ne ha 6 e vive a Napoli. «Ma non lo portavamo quasi mai con noi al lavoro», fa notare Mirella. Lavoro? Petru suonava la fisarmonica sulla Cumana, ma era un calciatore. Mirella mostra la carta di identità del marito e racconta: «Era un centravanti del Poli Iasi, serie A rumena. Amava seguire le partite del Napoli e quando poteva giocava con i bambini, insegnava a giocare a calcio anche agli italiani. Perché Petru era romeno, non rom». Quando pronuncia la parola "italiani" grida: «Gli italiani vogliono ammazzare anche me. Non ho visto niente, niente... ma ero lì e la mafia ora mi sta cercando».
Un motorino sfreccia nel viale e lei scoppia a piangere. Un attimo dopo una sirena. Mirella si rannicchia e poi balza in piedi. I rumori della paura fanno affiorare i ricordi: «Siamo alla stazione. Sentiamo gli spari. Petru mi afferra e dice: "Corri". Vedo il sangue, ma lui mi dice che è solo un graffio e che devo correre. Fino alla fine ha pensato a me, a salvare me...a lui non ha pensato nessuno e io non potevo fare niente». Torna la rabbia, appannata dall´impotenza. Ora accanto a Mirella c´è suo fratello, una interprete romena, Elisabeta, Enzo Esposito dell´Opera Nomadi, Federico Zinna e Carlo Parato del Partito Identità Romena della Campania. Chi è accanto a Mirella ha già avviato la domanda in Prefettura (che si è già attivata) perché Petru sia riconosciuto vittima di mafia, mentre il Comune si è offerto di organizzare il trasferimento della salma in Romania. Ma Mirella non riesce a seguire niente. Si prepara a passare la notte piangendo, senza che le sue lacrime sfiorino mai il corpo di Petru, come vuole la tradizione. Telefona in Romania: «Preparate il vestito da sposo di Petru. Deve essere tutto pronto, per il funerale. Torniamo a casa presto, per sempre».

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