martedì 9 dicembre 2008

Perchè Antonio Bassolino non deve dimettersi!!


In qesti giorni c'è un coro assordante che chiede le dimissioni del presidente della giunta regionale della Campania Antonio Bassolino.
Noi che lo abbiamo criticato aspramente quando erano in pochi a farlo e che vogliamo continuare a farlo per le sue scelte politiche, riteniamo che oggi non debba affatto dimettersi.
Le ragioni di questa nostra posizione sono spiegate in maniera approfondita nell'intervista rilasciata a Norberto Gallo che riportiamo di seguito...

"Stamati: Iervolino e Bassolino non devono dimettersi" (Qui)

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lunedì 24 novembre 2008

ecco una semplice ma decisiva conclusione: Bibì e Bibò hanno rotto i coglioni



La crisi della sinistra in generale in Europa(vedi Francia) sta spopolando sui giornali e sulla rete.
Quella della sinistra italiana(la sinistra radicale fuori dal parlamento) e del PD in particolare non ci aiuta a vedere il fondo del tunnel in cui questo Paese si sta cacciando. Sono usciti, in quest'ultimo mese, articoli,saggi e libri che ne analizzano le cause e ne tracciano limiti e prospettive.
A me pare però che, come si diceva una volta,"il problema sta nel manico". Cioè nei suoi leader enella classe dirigente dei vari partiti.
A questo proposito è uscito domenica su Il Manifesto un editoriale satirico di Alessandro Robecchi che forse aiuta a riflettere più di tanti saggi e riflessioni autorevoli. Voi che ne pensate?
Di seguito e integralmente l'articolo in questione:

manifesto del 23 Novembre 2008
VOI SIETE QUI
I dispetti di Bibì e Bibò
di Alessandro Robecchi

Serenamente analizzata la situazione politica, sentiti con un piccolo sondaggio svariati amici elettori democratici, valutata la situazione economica, ecco una semplice ma decisiva conclusione: Bibì e Bibò hanno rotto i coglioni. È dal 1994 che assistiamo al trionfo di Berlusconi Silvio, ed è da allora, e pure da prima, che nel maggior partito della sinistra italiana Bibì e Bibò si fanno i dispetti come all'asilo.
Uno diventa segretario, l'altro fa la....( per continuare clicca su ("leggi tutto")fondazione; uno diventa ministro, l'altro fa le primarie col fax; uno diventa presidente del consiglio, l'altro gli tira una torta. Bibì fa il governo ombra, Bibò non ci sta. Bibì apre una televisione di condominio, anche Bibò apre una televisione di condominio. Bibì vuole il congresso, anzi no; Bibò è contro il congresso, anzi no. Bibì ha la Binetti, Bibò vuole Casini. Bibì scrive romanzi, Bibò si compra una banca. Bibì mette Bettini in una stanza a fare le liste elettorali (tra cui il noto Villari, chapeau!), Bibò ha un braccio destro come Latorre (e ho detto tutto). Bibì tenta di parlare di politica, ma diventa uno spot del libro di Bruno Vespa, e questo è il posto dove ci tocca vivere. Presto arriveremo al caffè versato sui pantaloni (ops! scusa, Massimo!), alla macchina rigata (ops! scusa, Walter!), allo sgambetto, al cuscino che scoreggia, alla stretta di mano con scossa elettrica: nemmeno Franco e Ciccio erano durati tanto con lo stesso repertorio. Dichiarano, esternano, cooptano sodali e complici per i loro dispettucci, muovono pedine ognuno per irritare l'altro. E non si rendono conto che il loro pubblico non ride più da un pezzo, che è più povero, più stanco, più precario, più cassintegrato, più solo. In platea le sedie vuote aumentano, manca poco al lancio di ortaggi, altro classico dell'avanspettacolo. Bibì, Bibò e Capitan Cocoricò che intanto, da Arcore, se la gode e se la spassa, fa e disfa, diventa ogni giorno più ricco e potente e arrogante e pericoloso. Che brutto spettacolo, compagni democratici. E il biglietto costa carissimo per tutti.
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lunedì 17 novembre 2008

Sentenza Diaz- non ve la prendete col Giudice che ha assolto i vertici della polizia!!!



Dopo la sentenza di assoluzione dei vertici della polizia pronunciata dal tribunale di genova sui tragici fatti accaduta alla scuola Diaz di genova durante il G8 del 2001 molti si sono, giustamente a nostro avviso,scandalizzati per la mitezza delle condanne e il numero di assoluzioni rispetto a quelle chieste dall'accusa. Anche noi troviamo vergognosa la sentenza come la stargrande maggioranza dei commentatori l'hanno definita.
Molti però se la stanno prendendo coi giudici del tribunale di genova giudicandoli di destra e anti comunisti. Non crediamo sia così, riteniamo che forse la spiegazione sia forse più banale e più tragica al tempo stesso. ....( per continuare clicca su ("leggi tutto")
Ci piace aiutarci qui con le parole del Manzoni:
"Il suo sistema consisteva principalmente nello scansar tutti i contrasti, e nel cedere, in quelli che non poteva scansare"se si trovava assolutamente costretto a prender parte tra due contendenti, stava col più forte, sempre però alla retroguardia, e procurando di far vedere all'altro ch'egli non gli era volontariamente nemico: pareva che gli dicesse: ma perché non avete saputo esser voi il più forte? Ch'io mi sarei messo dalla vostra parte
Don Abbondio criticava anche duramente chi non era come lui e riusciva a trovare sempre qualche torto in coloro che si erano messi contro i potenti. Soprattutto poi era contro i confratelli che aiutavano i deboli contro i potenti. C'è un distacco ironico di fronte a quel desiderio di quiete diventato pensiero dominante da parte del Manzoni quando dice "Don Abbondio, assorbito continuamente ne' pensieri della propria quiete.", pensiero che è garantito dalla sentenza prediletta del curato: ".che a un galantuomo, il quale badi a sé, e stia nei suoi panni, non accadon mai brutti incontri". Da tutti questi pensieri del Manzoni si può capire che Don Abbondio non è una vittima della paura e dell'angoscia, ma " un eroe del quieto vivere."

E dunque sottoscriviamo completamente un passaggio di un articolo di Marco Revelli apparso domenica su Il Manifesto:

"Perché l'abbiano fattoquei giudici - perché si siano decisi a una così evidente umiliazione della loro funzione - è difficile dirlo. Probabilmente non per convinzione politica. Né necessariamente per adesione ideologica alle forze di governo, o per odio culturale nei confronti del coacervo di movimenti che fu «vittima sacrificale» a Genova. Forse solo per «mancanza di coraggio». Per voglia di quieto vivere. Per desiderio di seguire la linea di minor resistenza. Ma il punto è proprio questo: che di mancanza di coraggio (della pavidità di coloro che ne dovrebbero essere i custodi) muoiono le democrazie, forse più ancora che della violenza dei loro falsi servitori".

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martedì 11 novembre 2008

Elzeviro per obamiani e anti obamiani








A quanti ci/si chiedono se


Barak Obama potrà anche deluderci


si obbietti per favore chiedendo a nostra volta


quando era stata l'ultima volta che qualcuno ci aveva tanto illusi!
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