mercoledì 23 dicembre 2009

Ecco Come vi Fregano i Soldi Senza Che ve ne Accorgiate,,,e Intanto Voi Italioni Non Arrivate A Fine Mese e Loro Sono Sempre Piu' Rcchi:ecco COME


Oggi nel farvi gli auguri per un sereno Natale ed uno splendido anno nuovo vi segnalo un post pesante che fa riflettere..un pò lungo ma ne vale la pena..
Buone feste e buona riflessione..


Premessa.
La privatizzazione degli enti pubblici e la sistematica truffa dello Stato ai danni dei cittadini...
dal blog di http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/12/la-privati...
Innanzitutto c'è da premettere che la vecchia gestione dello Stato, centralizzata, aveva i suoi difetti innegabili, ma aveva anche molti pregi.

La trasformazione in Spa, quando non la privatizzazione completa, di enti statali che si è avuta in questi ultimi anni non ha raggiunto l'obiettivo di rendere più efficienti gli apparati statali, ma ha invece aumentato l'inefficienza, aumentato le truffe ai danni dei cittadini, e aumentato lo sperpero dei soldi pubblici.

Ci avevano raccontato la favoletta che la privatizzazione, o la trasformazione in SPA, sarebbe servita a rendere più snelli e produttivi gli enti pubblici.
E noi, docenti e giuristi, ci eravamo cascati come deficienti. Qualche anno fa pubblicai un manuale di Diritto amministrativo dove, insieme alle altre pecore che belano, anche io ho scritto le consuete cazzate sulla privatizzazione formale e sostanziale, sul modello di PA più efficiente, e stronzate varie.

Ora quando rileggo quelle pagine, mi sembrano scritte da un cerebroleso, anche se poi mi consolo quando vedo che le stesse puttanate sono scritte su tutti i manuali, senza distinzioni.

La verità è che ci hanno fottuti. La trasformazione in SPA è stata una delle più grandi truffe mai perpetrate ai danni dei cittadini. Vediamo alcuni esempi.


La truffa Telecom

Il passaggio da Sip a Telecom ha aumentato i costi delle bollette; aumentato ....( per continuare clicca su "leggi tutto") l'inefficienza, e aumentato le truffe. Migliaia sono i cittadini che si sono visti arrivare bollette farlocche, cambi di tariffe non richiesti, ecc.

Siccome poi lo Stato ha inventato quella meravigliosa tassa da 40 euro che bisogna pagare per poter fare ricorso, con la conciliazione obbligatoria, il meccanismo processuale per difendersi è diventato impossibile da praticare, perlomeno quando si tratta di somme modeste.

Il risultato è che Telecom e TIM incassano somme esorbitanti perché rubando piccole somme il cittadino ha difficoltà a difendersi; siccome il meccanismo è applicato a centinaia di migliaia di utenti, con questo sistema si realizzano guadagni illeciti per milioni di euro.

I sistemi escogitati sono tanti. Dai famigerati numeri con prefisso 144, alle ricariche per internet che terminano alla mezzanotte del 30 esimo giorno senza possibilità di ricaricare in anticipo (così l'utente si scorda la scadenza e spende un capitale), alle carte vacanze che danno diritto a chiamare 500 minuti gratis (ma non ti dicono che allo scadere dei 500 minuti paghi una tariffa enormemente superiore e quindi va a finire che paghi un salasso senza accorgertene); poi abbiamo le bollette gonfiate, i cordless e i telefoni inviati a chi non ne ha fatto richiesta con l'addebito in bolletta; la fantasia degli amministratori dell'azienda è senza limiti. Uno dei sistemi migliori poi è quello di dare in appalto a una ditta privata esterna la vendita di alcuni servizi truffa in modo che poi il truffato non possa rivalersi su TIM ma debba far causa alla ditta di servizi (che o ha cessato di operare, oppure è introvabile perché l'utente non riesce a ritrovare il numero).


E che dire di quella genialata dello scatto alla risposta? Così se sei in una zona con scarsa copertura in cui la linea salta dopo pochi secondi e devi richiamare dieci volte, paghi dieci scatti senza motivo.

Telecom e TIM sono state condannate più volte a pagare milioni di euro, ad esempio 2,4 milioni di euro per le truffe dialer, 6,5 milioni di euro per le truffe mediante sms che comunicavano che esistevano messaggi nella segreteria telefonica mai attivata dall'utente; ma i soldi incassati con queste truffe superano immensamente le multe che hanno dovuto sborsare.


La truffa Equitalia

Fantastico anche il meccanismo di trasformazione in SPA di Equitalia, con le conseguenti leggi per riscuotere i tributi.

Che fa Equitalia? Manda cartelle pazze a migliaia di cittadini.

Su 1000 cittadini che ricevono tasse arretrate senza giustificazione, 200 pagano senza fiatare; magari sono risparmiatori che hanno da parte qualche decina di migliaia di euro e per evitare noie e il costo di un avvocato pagano e zitti.

Una buona parte protesta e spesso ottiene una consistente riduzione della somma da pagare, e quindi si accontenta di pagare la riduzione, felice di poter evitare un contenzioso sborsando "solo" poche centinaia di euro anziché le migliaia che erano state richieste all'inizio. Tempo fa vennero mandate ad alcuni pensionati delle cartelle per trentamila euro, adducendo un errore nel calcolo della liquidazione. Molti pagarono; chi andò a protestare si vide immediatamente ridurre a 500 euro la cartella originaria (quindi molti pagarono, felici di cavarsela con una somma inferiore); solo chi ha impugnato la cartella è riuscito a non pagare nulla.

Un sistema che ha fruttato ad Equitalia milioni di euro.

Una parte delle cartelle finisce invece in tribunale; il contribuente vince la causa, ma a conti fatti, nel complesso dell'operazione, Equitalia ci guadagna sempre somme esorbitanti.

In molte zone d'Italia poi Equitalia ha pignorato centinaia di case, auto, e beni dei contribuenti; contribuenti che spesso sono addirittura all'oscuro della richiesta di pagamento.

Vengono recapitate tasse arretrate per essere proprietari di immobili mai pesseduti; per aver esercitato mestieri mai fatti; o aver esercitato la professione in periodi in cui le persone erano disoccupate, o addirittura... in carcere.

In pratica con questo meccanismo Equitalia si assicura un enorme flusso di capitali, che sono illeciti perché si tratta di somme non dovute, ma trattandosi di una società privata nessun amministratore rischia alcunché.

La guardia di finanza e alcune procure hanno spesso iniziato indagini, ma esse non portano né porteranno mai ad alcun risultato, perché il reato ipotizzato (la truffa) è troppo blando e i tempi di prescrizione sono troppo brevi.

Peraltro Equitalia ha il completo appoggio dei politici al governo, perché le leggi in vigore consentono ad Equitalia di espropriare immobili di qualsiasi cittadino anche a fronte di tasse arretrate per 5000 euro, con un procedimento rapidissimo e fuori da ogni regola di logica giuridica che ha come conseguenza il fatto che spesso al cittadino viene venduto l'immobile, anche quando poi il tribunale dà tardivamente torto ad Equitalia.

Su un giornale ho letto di un tizio di Salerno, tale Nunzio Birra, cui è stata espropriata e venduta la casa per un credito (non dimostrato) di 15.000 euro; la casa (che valeva 400.000 euro) è stata acquistata all'asta per 56 mila euro, dopodiché la società che aveva acquistato la casa ha proposto al Birra di riacquistarla per 200.000 euro. Una truffa colossale. Ed è una truffa di Stato.

Nella sola provincia di Napoli gli immobili ipotecati sono 200.000. E spesso sono ipotecati a persone che ignorano di avere la casa ipotecata, e lo scoprono solo al momento in cui questa viene messa in vendita.

Un altro metodo geniale è quello di inviare mini cartelle da 10-20 euro.
Così il contribuente paga e zitto, perché è impossibile ricostruire la correttezza delle somma. A me ad esempio arrivano ogni anno tasse arretrate di 40-50 euro... per un professionista (le cui tasse si determinano con un calcolo complicato che tiene conto di tutte le fatture in entrata e in uscita, le detrazioni, ecc...) è impossibile rifare tutti i conti e sapere se quelle 40 euro sono giuste o meno; d'altronde sono sicuro che è impossibile che ad Equitalia qualcuno ogni anno rifaccia i calcoli delle tasse che mi riguardano. Ma l'unica strada è pagare, e rassegnarsi alla truffa.


Il meccanismo giuridico che sta alla base delle leggi che regolano il rapporto tra Equitalia e cittadini è previsto dal Dl 203/2005, nonché dal Dlg 112/1999 112/1999, e 46/2009, oltre che dal DPR 602/73 e dalle varie norme in materia di contenzioso tributario; anche se è complicato da descrivere in un articolo, penso che possa essere riassunto efficacemente e in modo molto chiaro nella famosa frase che il Marchese del Grillo disse nel film omonimo: "Io (Equitalia) sono io, e voi non siete un cazzo".

Il problema è che dal punto di vista giuridico dovrebbero finire in galera tutti i politici che hanno votato le leggi che hanno permesso questo stato di cose, perchè si tratta di una truffa immensa, ideata dai politici e perpetrata con la complicità di amministratori, magistratura, informazione.


Le truffe Enel

Per non parlare delle bollette della luce. La luce è un bene essenziale, perché senza di essa nelle nostre cose e negli uffici non funziona più nulla, PC, TV, frigorifero, in alcuni casi i riscaldamenti e addirittura, nelle case di campagna che non sono collegate all'acquedotto, la mancanza dell'elettricità determina l'impossibilità di usare l'acqua.

Nelle aziende e negli esercizi commerciali mancanza di elettricità equivale al blocco dei macchinari.

Ecco quindi che se arriva una bolletta caricata abusivamente di poche centinaia di euro conviene pagare subito, per evitare il blocco della corrente.

Mentre i costi di una causa civile e del ricorso ad un avvocato scoraggia normalmente i cittadini dal fare ricorso.

Questo è il risultato della privatizzazione in Italia; di quella privatizzazione che ci avevano presentato come la soluzione del problema all'inefficienza statale, e che invece si è rivelata essere uno degli indizi rivelatori della fine del nostro sistema democratico, perché la magistratura e la polizia sono troppo inefficienti e/o corrotte per poter intervenire con efficacia su un sistema così capillare.

A parte il fatto che il nostro sistema penale è totalmente sfornito anche teoricamente di mezzi giuridici, perché le pene previste per i reati di questo tipo sono già ridicole in partenza.


La trasformazione delle Forze Armate in SPA

La trasformazione delle FFAA in SPA si inserisce nel quadro generale delle privatizzazioni. Qui però ci sono conseguenze ulteriori e vantaggi diversi (per il governo).
Ovviamente in un primo tempo resterà tutto identico a prima e non cambierà nulla. La difesa continuerà a restare ufficialmente pubblica, e la veste di SPA consentirà solo una maggiore facilità nel truffare in alcuni settori.
Piano piano, però, sulla falsariga di quello che è successo ad esempio con Telecom o con Banca d'Italia (in cui di pubblico non è rimasto nulla, tranne il nomen iuris) si amplierà l'area dei settori della difesa interessati dalla privatizzazione e la truffa diventerà globale, fino ad arrivare al seguente risultato:


- eliminazione del reato di corruzione e concussione:

Se un amministratore pubblico prende una tangente per favorire qualcuno, ricorre il reato di corruzione; se l'amministratore minaccia Tizio di non dargli un suo diritto se costui non paga una tangente, il reato è quello di concussione.

Se lo stesso comportamento è posto in essere dall'amministratore di una società privata NON esiste alcun reato.

Stessa cosa vale per il reato di abuso di ufficio.

In altre parole, privatizzando le FFAA gli amministratori potranno affidare le commesse a chi pare loro, senza rischiare alcunché dal punto di vista penale. Verranno acquistati miliardi di materiale inefficiente, pagandolo dieci volte il loro valore? Non sarà reato. Nessuno verrà punito.


- eliminazione del meccanismo della gara pubblica:

Attualmente gli enti pubblici, per stipulare contratti di qualsiasi tipo, in teoria devono ricorrere al meccanismo dell'evidenza pubblica. Il meccanismo dell'evidenza pubblica (sempre in teoria) garantisce che il contratto sia stipulato con imparzialità ed efficienza al miglior offerente.

Truccare una gara poi, anche se è una cosa che succede spesso, è comunque un reato.

Nel momento in cui le FFAA verranno privatizzate, invece, scomparirà gradualmente il meccanismo dell'asta pubblica e gli amministratori potranno fare quello che gli pare.

Ovviamente ciò non avverrà subito; inizialmente si dirà che, nonostante la veste di società per azioni, le FFAA sono comunque tenute a rispettare le leggi di diritto pubblico per i contratti; ma gradatamente si arriverà alla scomparsa del meccanismo.


- eliminazione del controllo della Corte di Conti:

Tutti gli enti pubblici passano attraverso il controllo della Corte dei Conti e devono inviare periodicamente i loro bilanci a questo organo.

Si tratta di un controllo imperfetto, blando, spesso viziato dalla corruzione dei giudici della Corte, ma comunque esiste. E in teoria, se i giudici venissero veramente scelti per merito, se veramente applicassero le leggi, garantirebbe la legalità nell'amministrazione.

Privatizzando le FFAA scomparirà gradatamente anche il controllo della Corte dei Conti.


Altri meccanismi negativi li ha sottolineati Fabio Piselli nel suo blog: gli amministratori, manco a dirlo, acquisteranno beni e servizi da aziende di proprietà di loro parenti; potranno decidere i settori e i reparti dove investire o disinvestire. Inoltre (cito testualmente dal blog di Fabio):

"il pericolo grande lo vivremo in Italia, ove avremo dei carabinieri sempre meno liberi, dei soldati sempre più presenti in strada, dei soggetti che se fino a ieri rispondevano allo Stato (noi) d'ora in poi risponderanno al consiglio d'amministrazione (loro) scelto tout court dal ministro stesso e dai suoi accoliti

non ho sindromi complottistiche, ma ho l'esperienza necessaria per dire che tutto questo non mi piace affatto, il nostro paese non è l'America, è troppo piccolo per consegnare il sistema Difesa in mano a dei privati privilegiati sui quali ignoriamo ogni cosa, se non che proverranno da ambienti destrorsi o paramilitari, oppure scopriremo che il mafioso affitta le microspie ai carabinieri, e questo è già avvenuto e fortunatamente scoperto, grazie anche ai consulenti privati

meditate gente meditate perchè a quanto pare dove non si riforma si privatizza
.... "



Nei secoli passati il sovrano depredava al suddito quasi tutto. E i soldati erano al servizio del re per mantenere il potere costituito.

Oggi la situazione non è diversa. E' solo diventato più sofisticato il metodo per rubare; è cambiata la forma cioè, ma la sostanza è sempre la stessa.

Lo stato ruba e depreda il cittadino fino che può; e i soldati saranno in modo sempre più evidente al soldo dei potenti, anziché dei cittadini.

Per qualche decennio dopo il 1945 ci eravamo illusi di essere una democrazia e che il popolo contasse qualcosa, con i meravigliosi concetti dello stato sociale e della sovranità popolare.

Oggi l'illusione è finita.

La sostanza della legge che regola tutto il meccanismo delle privatizzazioni è questa, e non lascia dubbi: io sono lo Stato, e voi cittadini non siete un cazzo!

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martedì 8 dicembre 2009

Chi ha paura delle primarie?


Pubblichiamo l'intervento sulla necessità delle primarie pubblicato martedì 08-12-2009 sul Corriere del mezzogiorno
nella rubrica "Interventi & Repliche"


Chi ha paura delle primarie?
di Luca Stamati

Caro direttore, la direzione regionale del Pd ha approvato all'unanimità la decisione di fare le primarie di coalizione per la scelta del candidato presidente alle prossime elezioni regionali. Leggendo i giornali pare invece che abbiamo scherzato, non è così. Leggo di distinguo e obiezioni interne al mio partito che appaiono inconsistenti e francamente del tutto strumentali. Affermare che «le primarie sono la negazione della politica» è come dare dell'analfabeta politico a, per esempio, Obama e ai due grandi partiti Usa, dire che bisogna aspettare e «guardare al quadro nazionale» significa nei fatti «aspettiamo a vedere se c'è un accordo nazionale e poi chiediamo al partito cui spetta la casella campana di dare il nome del candidato». Alla faccia del partito organizzato territorialmente e alla costruzione di «un nuovo e autorevole gruppo dirigente»!

Evidentemente qualcuno nel nostro partito il 25 ottobre ha scherzato oppure non ha capito che quella delle primarie è ormai una scelta irreversibile. Inviterei a stare alle reiterate affermazioni in questo senso del segretario regionale del Pd che, ricordo a noi tutti, è stato eletto dal 70% dei voti proprio con le primarie.

Ancor di più sorprendono le dichiarazioni pubbliche di autorevoli dirigenti di partiti che....( per continuare clicca su "leggi tutto") dovrebbero far parte della coalizione e le loro obiezioni alle primarie. Che vorrà mai dire l'Idv quando con Aniello Formisano afferma tra l'altro: «Siamo disponibili solo a primarie confermative se scegliamo il candidato tutti insieme»?
Posizione davvero inconciliabile con quella cittadinanza attiva, decantata un giorno sì e l’altro pure da Luigi De Magistris.
E che primarie sarebbero?
Se c'è l'accordo di tutta la coalizione su un candidato si va alle elezioni e si chiede il voto per governare, se invece andassimo a «primarie confermative» e, per ipotesi, i votanti bocciano il candidato scelto da tutti che si fa?
Si fanno altre primarie con un altro candidato o non si partecipa alle elezioni perché non si ha più il candidato?
Sinistra e libertà invece con Arturo Scotto afferma: «
Che vuol dire?
Le primarie sono un formidabile strumento di partecipazione popolare se si fanno dappertutto? Le si ritiene uno strumento utile?

Allora si chieda che si facciano anche in Puglia senza per questo mettere in discussione quelle in Campania.
Ma come?
Diciamo tutti che la politica delle decisioni poco trasparenti, prese da quattro o cinque segretari di partito nel chiuso di piccole stanze inaccessibili ha allontanato i cittadini dai partiti e poi rifiutiamo l'unico strumento che, date le attuali condizioni di democrazia interna ai partiti, riavvicina i giovani e i cittadini alla politica?
Fino a qualche settimana fa il centro sinistra campano era nell'angolo e silente, la vicenda Cosentino e la bagarre che si è scatenata all'interno del Pdl ci offre la possibilità di rientrare in gioco, a condizione naturalmente che si sia pronti a fare scelte coraggiose e innovative negli uomini, nei programmi e nei metodi.
Di qui la scelta della direzione regionale di dare mandato al segretario di incontrare gli altri partiti della coalizione per stilare un programma agile e in discontinuità col passato sullo sviluppo e il governo della nostra regione, di sottoporre, attraverso le primarie di coalizione, al giudizio dei nostri iscritti e dei cittadini la bontà del programma e dei candidati a presidente.
Leggo che qualcuno chiede che le regole per lo svolgimento delle primarie siano scritte insieme. Bene, è proprio questo che abbiamo deciso nella nostra direzione regionale, di più, di scriverle insieme anche con il mondo dell'associazionismo. Qualcuno ha chiesto di rinviarle a gennaio. Così sarà.
Si chiede infine che il Pd presenti una sola candidatura altrimenti sarebbe una ennesima resa dei conti interna al nostro partito cui non si è interessati a partecipare? Mi sembra giusto e siamo pronti a fare la nostra parte.
A queste condizioni cari amici e compagni della coalizione le facciamo o no le primarie? O volete che si decida a Roma oppure in tre o in cinque chiusi in una stanza?

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domenica 25 ottobre 2009

PRIMARIE PD -«Il ciclo di Antonio è chiuso Marino invece è davvero fuori dal sistema di potere»


Pubblichiamo l'intervista rilasciata oggi al Corriere del Mezzogiorno- (25/10/2008)
Primo Piano
Luca Stamati

«Il ciclo di Antonio è chiuso Marino invece è davvero fuori dal sistema di potere»

NAPOLI — «Un’aria friccicarella », secondo Luca Stamati fa da contor­no alle primarie campane del Pd. Lui ex dirigente ds, oggi coordinatore della mozione Marino e candidato nel collegio Napoli 5 («contro Bassoli­no e Armato», specifica), su una vittoria di Marino quasi ci scommette­rebbe.
«Sento in giro la voglia di cambiamento».

Stamati ha letto il «Riformista»? Bassolino in un’intervista ha detto che «chi pensa di muoversi nella logica della discontinuità consegna la regione al centrodestra». Che ne pensa?

«Credo che il ciclo di Bassolino si è chiuso definitivamente. E non lo dico io, ma lui; sei mesi fa. La discontinuità sta nei fatti, nelle proposte che si fanno. Non è un dato né anagrafico, né politico. Nella lista Bersa­ni- Bassolino la cosa che soprende larga parte della città, ho girato molto, è che con Bersani ci stanno gli antibassoliniani e i bassoliniani; troviamo Bassolino e De Luca. Con Amendola (candidato alla segreteria regionale con la mozione Bersani, ndr ) ci sono innovatori e conservatori. Con Fran­ceschini ci sono quasi tutti ex bassoliniani fino all’altro giorno. E’ un sistema di potere che sta giocando una partita all’interno delle due liste. Per Bersani ci sono sette liste; per Franceschini due. Non c’entra nulla la discontinuità».

Da voi?

«Una al regionale e una al nazionale. Dicevo: è una lotta tra capibasto­ne ; si stanno misurando per la campa­gna elettorale alle regionali. Nessuno ha fatto una proposta di discontinuità».

E cioè?

«Dire che fino a ieri si è operato sulla base di alcune scelte. Da domani si lavore­rà sulla base di altre. E questo per quanto riguarda i rifiuti, i fondi Ue, il nucleare. Sui rifiuti nessuno mai ha messo in discus­sione il piano di raccolta e smaltimento. Per fare un esempio, 5 inceneritori in Cam­pania sono una scelta di innovazione o di conservazione? Se per la produzione di ri­fiuti in regione bastano 2 inceneritori, 5 a cosa servono? Nessuno risponde. Solo Ma­rino dice che non servono ma sono utili a fare della Campania la pattumiera d’Italia. Se Marino si afferma a Napoli, metteremo in discussione il piano rifiuti. No dice Ma­rino, e noi con lui, al nucleare».

Ancora con i rifiuti, con il nucleare? Mi aspettavo qualcosa sui redditi da la­voro dipendente troppo bassi. Sulle tasse da alleviare...

«Va bene. Ma i rifiuti sono tasse, visto che paghiamo Tarsu e addizio­nale Irpef più alte d’Italia. Le partecipate dedite alla raccolta sono carroz­zoni, vanno efficientate. Poi la questione del merito: pari opportunità per tutti. Dico una cosa: per quanto riguarda le regionali, se Marino vin­ce il congresso ed ha una buona affermazione a Napoli, eventuali accordi - chiunque li abbia fatti - con l’Udc o l’Idv, che non prevedano le prima­rie di coalizione avranno in noi i più i più forti oppositori».

Bersani o Franceschini, chiunque vinca sarà riconosciuto come se­gretario del Pd?

«Certo, ci mancherebbe altro. Scusi, posso fare un appello?»

Faccia.

«Un appello a tutte le mozioni e a tutto il partito. La vicenda di Castel­lammare è agghiacciante, drammatica. E ci pone sull’orlo del baratro. Bene: fermiamoci, ognuno controlli quel che può controllare e si faccia in modo che le primarie siano una festa del partito e della partecipazione democratica, senza corse all’accaparramento dei voti».

Pa. Man.

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martedì 20 ottobre 2009

Perchè Votare per Ignazio MARINO..soprattutto a Napoli

Questa intervista a Napolitv ci dà la possibilità di spiegare le nostre ragioni uscendo dall'oscuramento della stampa locale nei nostri confronti e dunque la linkiamo.
Clicca sul link (una volta entrato abbi pazienza e attendi per 25 secondi esatti).
clicca(Qui)
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giovedì 15 ottobre 2009

La Campania e il nucleare


L'intervento pubblicato oggi sulle pagine del corriere del mezzogiorno nella rubrica "interventi e repliche"...

La Campania e il nucleare

Caro direttore, le primarie del Partito democratico del 25 ottobre che coinvolgeranno anche migliaia di cittadini campani e napoletani rischiano di trasformarsi in una inutile conta tra capibastone se dovessero concentrarsi solo sui nomi più o meno illustri che si sono candidati. Esse avranno un senso solo se porteranno a partecipare i cittadini. Sarà allora utile porre l'accento sulle proposte e i contenuti che i rappresentanti di Bersani, Franceschini e Marino avanzano anche per Napoli e la Campania.
In questo senso iniziamo con un tema che riteniamo di vitale importanza per il nostro territorio e i nostri figli.
Con l'approvazione della legge sul nucleare, il Parlamento ha creato le condizioni giuridiche per avviare un programma di realizzazione di nuove centrali nucleari in Italia. La delega nucleare al governo prevista da tale legge mette fuori gioco le regioni sulla localizzazione degli impianti nucleari . Il fatto è particolarmente grave perché si vuole così scavalcare completamente non solo le regioni, ma anche gli enti locali per localizzare impianti e aree, equiparate ad aree militarizzate, gestite da privati. La legge che disciplina il ritorno dell'Italia al nucleare infatti prevede che le decisioni siano prese con mezzi e poteri straordinari, e affidate a commissari. Traduzione: dentro le quattro mura di un ufficio possono stabilire di costruire una centrale nucleare dietro casa mia o dietro casa sua, poi manderanno l'esercito a presidiare il luogo affinché nessuno possa protestare. Il termine entro il quale la norma prevede che le regioni potevano fare ricorso per impugnare la legge davanti alla corte costituzionale è scaduto il 30 settembre scorso. Dieci regioni, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Umbria, Puglia e Basilicata e Calabria, hanno deciso di far ricorso alla Corte costituzionale. Due Regioni, pur evitando le vie legali, hanno dichiarato il loro territorio non disponibile: la Sardegna e il Molise.
E la Campania?
A tutt'oggi e a termine scaduto, non ci risulta che la Regione Campania abbia impugnato il decreto governativo . Può darsi che ci sbagliamo e saremo lieti di essere smentiti. Se invece la Regione non avesse presentato ricorso sarebbe corretto e doveroso spiegare, non solo a noi ma ai cittadini della Campania, le ragioni che hanno portato alla decisione di non opporsi al decreto governativo. Ci sarà sicuramente una ragione serissima se l'assessore competente e il presidente della giunta regionale Bassolino hanno pensato di poter soprassedere al diritto dovere dei loro cittadini di esprimere il loro parere sulla possibilità di insediare una centrale nucleare nel proprio territorio.
In ogni caso vorremmo conoscerla.

Luca Stamati

Capolista Pd per la mozione Marino nel Collegio 5 (Posillipo, centro storico, Napoli Est)
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martedì 13 ottobre 2009

Primarie PD Napoli-COMINCIA MALE anzi...MALISSIMO!!


Ieri sono state presentate le liste con i candidati alle primarie...anche noi naturalmente, con tanta fatica ma con tanta passione, abbiamo presentato le nostre. Ebbene a leggere il mattino e il corriere del mezzogiorno sembra che Marino non abbia presentato liste a Napoli!!!
Ma vi pare possibile???
Questa non è sottovalutazione o disprezzo, è OCCULTAMENTO di notizia!! Reagiamo , incazziamoci, dedichiamo un pò del nostro tempo a convincere quanta più gente possibile ad andare a votare e a votare per Marino..
Intanto cominciamo col pubblicare le due liste presentate dalla Mozione Marino nei due collegi della città di Napoli..
Collegio Napoli 5
(posillipo-centro storico-napoli est)
1) Stamati Luca
2) Gioia Rosa
3) Palomba Domenico
4) Lucia Punzolo
5) Ciro Scuotto
6) Giordano Cinzia
7) Converti Manlio
8) Abbate Valentina


Collegio Napoli 6(bagnoli –vomero)
1) Acampora Vincenzo
2) Del Vecchio Pompea
3) Campanile Ciro
4) Aieta Nunzia
5) Perugino Fulvio
6) Giudice loredana


In Provincia di Napoli
collegio 8
(penisola sorrentina)
1)Paturzo Antonella
2)Guglielmo Michele
Carlucci Loretta
Castellano Antonello
Russo Tiziana
D’aniello Antonio
Stella Luana

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giovedì 17 settembre 2009

martedì 8 settembre 2009

UN VOTO UTILE--appello agli iscritti del PD di Napoli e della Campania!!


Cari iscritti e iscritte del Partito Democratico di Napoli e della Campania, come sapete siamo alla viglia dei congressi di circolo.
Nei prossimi giorni in tutte le realtà territoriali della nostra città e della nostra regione sarete chiamati a votare per i tre candidati alla segreteria nazionale del nostro partito. Un appuntamento importante per le sorti del nostro partito e del nostro Paese.
Abbiamo scelto come metodo di elezione l'innovativo metodo delle primarie sperando e confidando che tantissimi elettori ed elettrici sapranno accettare la sfida della partecipazione diretta alla scelta del nostro futuro leader. E' davvero fondamentale non lasciar cadere questa opportunità democratica soprattutto in un momento di drammatica crisi economica e culturale che attraversa il paese.
Il delirio del presidente del consiglio Berlusconi e del suo potere politico mediatico ne sta seriamente mettendo in pericolo i fondamenti democratici. Serve dunque un opposizione e un partito forte e credibile.
La scelta del segretario nazionale è dirimente.
Come sapete i candidati sono tre: Franceschini, Bersani e Ignazio Marino.
Occorre cambiare davvero, svoltare e finalmente costruire un partito di centro sinistra moderno che metta al centro il cambiamento e lo sviluppo dell'italia a partire dalla salvaguardia dei ceti più deboli, della promozione dei diritti sociali e civili di ognuno e di tutti, del bene comune.
Finirla una volta per tutte di eleggere nei congressi, in una finta unanimità e con finte primarie,un segretario che il giorno dopo viene rimesso in discussione da tutti. Un congresso è tale se si confrontano e scontrano concezioni e programmi politici diversi tra loro, se i gruppi dirigenti vengono eletti in base alle differenti posizioni che rappresentano e incarnano.
Già solo per questo bisognerebbe ringraziare Ignazio Marino, almeno per le speranze di cambiamento che sta suscitando, per l'entusiasmo e la passione che ha riacceso in tantissimi giovani che avevano abbandonato qualunque speranza nell'utilità della politica, per le tantissime elettrici ed elettori che avevano da tempo deciso di non votare e di non adereire o iscriversi ad un partito politico.
Per aver riaccesso l'interesse attorno al congresso del Pd.
Ma perchè tutto questo abbia un seguito e affinchè si inveri c'è bisogno di un VOTO UTILE!!
Come tutti sapete la stragrande maggioranza dell'apparato del partito, a livello nazionale ma soprattutto qui a Napoli e in Campania, si è schierato in maniera quasi blindata a sostegno di Franceschini e Bersani.
E' chiaro dunque che essi non avranno problemi a superare di gran lunga i voti necessari per poi poter partecipare alle primarie del 25 ottobre! Per poter partecipare occorre aver preso almeno il 5% dei votanti ai congressi di circolo.
Dare un voto a Ignazio Marino e alla sua mozione è dunque un esercizio di democrazia consapevole e lungimirante, significa dare la possibilità ai nostri iscritti e ai nostri elettori di discutere liberamente e seriamente di quale partito, quale identità e quale leader scegliere. Significa rompere incrostazioni e pratiche correntizie e favorire la libera partecipazione alle scelte del partito. In questi giorni incontriamo moltissimi iscritti e iscritte che ci dicono "apprezziamo Ignazio Marino, vorremmo votarlo per farlo partecipare alle primarie ma...abbiamo paura, siamo condizionati ecc.".
La candidatura di Marino è in campo anche per rompere queste gabbie di paura e condizionamenti, per favorire la costruzione di un partito libero, in cui ognuno si iscriva liberamente e scelga liberamente. Solo un partito siffatto potrà favorire il vero rinnovamento delle classi dirigenti e la partecipazione degli iscritti!
Ecco perchè questo appello accorato ad un VOTO UTILE!!
Carissimi iscritti e carissime iscritte non lasciate cadere questa opportunità, potrebbe essere davvero l'ultima per cambiare le cose..
fate in modo che la mozione Marino raggiunga il quorun del 5%!Aiuterete il partito ad essere più libero, aiuterete voi stessi e noi tutti ad essere più liberi!
A quelli e a quelle che proprio non ce la fanno a vincere condizionamenti e paure.. se proprio non ce la fate ricordatevi che il regolamento congressuale prevede il VOTO SEGRETO.
Nel segreto dell'urna fate in modo che il vostro voto sia anche un VOTO UTILE!!!
PS. Poi alle primarie ognuno voterà per il suo candidato e le sue convizioni e a quel punto..vinca il migliore!!
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venerdì 31 luglio 2009

Congresso PD-Perchè Marino siamo noi!!


Ho deciso di sostenere Ignazio Marino nella corsa a segretario nazionale del partito democratico e dunque appoggerò la sua mozione congressuale.
Appena si è sparsa la voce molti amici e amiche mi hanno sollecitato a spiegare le ragioni di questa scelta e dunque eccomi qui a cercare di avviare un proficuo confronto tra di noi.
Nel Pd siamo tutti ex..tutti proveniamo da una storia politica e da un'"appartenenza" interna(correnti?) di partito.Chiunque di noi ha militato in politica a sinistra ha creduto in qualcosa, ha trovato un leader di riferimento che meglio lo rappresentava, ha condiviso scelte e responsabilità.
Naturalmente è diverso per i più giovani tra noi, per quelli che si avvicinano per la prima volta all'impegno politico in un partito.
Chi come me ha avuto ruoli di direzione di partito e ricoperto anche ruoli istituzionali è necessariamente un ex..lo è ancor di più rispetto a Ignazio Marino. Non foss'altro perchè lo stesso Marino ha preso la tessera del Pd da circa 2 anni!
Ho imparato, come molti di voi, a conoscere Marino attraverso la televisione, durante la drammatica vicenda del caso Englaro e poi sulla questione del testamento biologico e ho potuto apprezzarne la pacatezza nell'esporre la sua posizione, la capacità dialettica, il linguaggio non politichese, la trasparenza e la chiarezza delle opinioni.
La massima evangelica che egli cita spesso come approccio alla politica e alle questioni "se è Si dici Si, se è No dici No..il resto è del maligno" annuncia una concezione della politica basata sulla chiarezza delle opinioni, sul rapporto corretto e trasparente tra politica e cittadino.
E quanti di noi sanno che una della cause fondamentali della crisi di fiducia tra politica e cittadini è proprio la mancanza di chiarezza e trasparenza, le prese di posizioni ambigue che consentono poi, una volta eletti, di poter giustificare qualsiasi scelta diversa in parlamento. La chiarezza e concisione di programmi elettorali che poi, finite le elezioni, si traduce in scelte coerenti in parlamento è l'unica garanzia per coloro che ti hanno dato la propria fiducia di non sentirsi traditi e delusi. la trasparenza e il rigore anche morale dei propri comportamenti è alla base della bella politica.
Il pd, la lungimirante intuizione di costruire il partito democratico in italia, si è arenato dopo la sua fondazione.
Difficilmente in questi due anni abbiamo sentito dai nostri gruppi dirigenti dei Si o dei No chiari, siamo stati ammorbati da una valanga di "ma anche" e di "ni"!
Occorre cambiare davvero, svoltare e finalmente costruire un partito di centro sinistra moderno che metta al centro il cambiamento e lo sviluppo dell'italia a partire dalla salvaguardia dei ceti più deboli, della promozione dei diritti sociali e civili di ognuno e di tutti, del bene comune.
Finirla una volta per tutte di eleggere nei congerssi, in una finta unanimità e con finte primarie,un segretario che il giorno dopo viene rimesso in discussione da tutti. Un congresso è tale se si confrontano e scontrano concezioni e programmi politici diversi tra loro, se i gruppi dirigenti vengono eletti in base alle differenti posizioni che rappresentano e incarnano.
Onestamente..si può fare un partito di questo tipo partendo dallo stesso gruppo dirigente e dagli stessi leader(bravi e autorevoli)che hanno gestito e guidato,fino ad oggi,il pd e prima ancora per molti anni i due ex partiti di provenienza che lo hanno fondato?
Può darsi di si ..so che molti amici e compagni lo pensano ed infatti hanno scelto di sostenere Bersani e/o Franceschini.
Io la penso diversamente e penso che la candidatura di Marino rappresenta in questo senso un'ondata di freschezza e novità.Già solo per questo bisognerebbe ringraziare Ignazio Marino, almeno per le speranze di cambiamento che sta suscitando, per l'entusiasmo e la passione che ha riacceso in tantissimi giovani che avevano abbandonato qualunque speranza nell'utilità della politica, per le tantissime elettrici ed elettori che avevano da tempo deciso di non votare e di non adereire o iscriversi ad un partito politico.Per aver riaccesso l'interesse attorno al congresso del Pd.
Ispira fiducia questo credente laico, questo scienziato di fama internazionale che ha deciso di mettersi al servizio del nostro paese. Suscita entusiasmo questo "outsider" che ha deciso di sfidare due bravi ed autorevoli candidati sostenuti però, entrambi,dal potentissimo apparato del partito.
Diceva il mio povero nonno: "non pensare che la politica e i partiti fanno schifo e dunque non mi interessa... non farlo poichè in quel preciso istante avrai fatto un favore proprio a quei partiti e a quei politici... ci sarà infatti uno di meno a cui dovranno rendere conto!".
Sono, siamo tanti che rivogliono dare un senso alla politica, che vogliono programmi snelli e chiari e un leader e un partito che crede in quello che dice e, soprattutto, è determinato poi a fare quello che dice!
Cosa dice Marino?
Dice tra l'altro che, al primo posto vanno messi l'ambiente e la salute,il bene comune, la libertà e i diritti di ognuno e uguali per tutti e per ciascuno, il contratto unico di lavoro per i giovani e il salario minimo per tutti, va premiato il merito e sostenuta la ricerca e l'innovazione.
Uno così a mio avviso va sostenuto, perchè ispira fiducia, perchè è la vera novità nel congresso del pd, perchè pensa e dice cose che molti di noi pensano, perchè in questo senso....Marino è uno di noi!!

PS: se vuoi darci una mano contattaci!!!
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venerdì 26 giugno 2009

Erano in migliaia a Napoli nella Villa Comunale....


Leggiamo oggi su Il Mattino che a Napoli erano in migliaia, nella Villa Comunale,che si accalcavano in una ressa indescrivibile. Gente di varia umanità ed estrazione sociale che ci teneva ad essere lì, a farsi notare, a cercare di partecipare attivamente. Determinata e pronta alle sofferenze più ardite nella calura del sole napoletano.
Erano lì per la manifestazione di solidarietà alla ragazza lesbica che rischia di perdere un occhio per aver difeso dei gay??
No..quelli erano a p.zza Bellini ed erano molti di meno!
Erano lì per esprimere la loro rabbia e la loro indignazione per la morte di un innocente musicista romeno ucciso dai colpi di otto camorristi che sparavano all'impazzata??
NO..quello è successo a Montesanto e non c'è stata alcuna manifestazione di massa!!
Beh..forse erano lì quando c'è stata la famosa emergenza rifiuti che ha sputtanato Napoli in Italia e nel Mondo??
NO...allora ci furono si delle manifestazioni di massa ma solo a Pianura dove c'era la discarica e a Chiaiano dove volevano farne un'altra. In città o in Villa Comunale allora non ci fu alcuna manifestazione!!
Ma allora perchè e cosa ci facevano lì??
Erano lì per i provini di X Factor!!!
La conclusione, la morale questo post??
Non lo so, fate voi, io mi limiterei a dire,con Crozza, che "non capisco la relazione"!

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mercoledì 24 giugno 2009

Perchè oltre che su Silvio Berlusconi non spostiamo l'attenzione anche sulle giovani donne che hanno raccontato gli incontri con lui? Che ne dite??




In questi giorni tutti o quasi hanno/anbbiamo parlato del comportamento di Silvio Berlusconi, del suo rapporto con la moglie, con Noemy e le altre ragazze che hanno partecipato alle sue feste e di quelle che frequentavano villa Grazioli e Villa Certosa ma quasi nessuni si era soffermato a riflettre su quelle donne e sulle donne italiane in generale. Così come tranne autorevoli e poche eccezzioni in tutto questo dibattito assorda il silenzio delle donne politiche e non.
Ieri abbiamo letto con curiosità e interesse una riflessione su questi temi su Il manifesto, ci ha molto colpito e dunque oggi proponiamo quell'articolo perchè riteniamo sia utile una aprire un confronto vero.
Ecco di seguito l'articolo in questione....

IL Manifesto
Ragazze immagine
di Ida Dominijanni

Distogliamo lo sguardo da Silvio Berlusconi e spostiamolo sulle giovani donne che hanno raccontato gli incontri a palazzo Grazioli e a Villa Certosa nell'inchiesta di Bari. Tutta questa storia aperta dalla denuncia di Veronica Lario sul «divertimento dell'imperatore» non ha niente di privato ed è tutta politica, stiamo sostenendo da più di un mese, perché porta alla luce un ganglio cruciale del sistema di potere e di consenso di Berlusconi e del berlusconismo. Ma sia il potere sia il consenso sono fatti relazionali: si fanno in due, chi dispone e chi obbedisce, chi propone e chi acconsente, sia pure in posizione dispari tra loro. Dunque c'è il sistema di potere del premier imperniato su una certa politica del sesso e dei rapporti fra i sessi, e ci sono queste giovani donne che vi partecipano e ne consentono il funzionamento, anzi lo hanno consentito fino a un certo punto per poi disvelarlo. Ed è chiaro che, se lo scandalo investe prima di tutto il premier, l'interesse dovrebbe volgersi parimenti a loro, per quello che dicono e che non....( per continuare clicca su "leggi tutto") dicono della società a cui appartengono e dell'immaginario, dei sogni e dei progetti, dell'etica e dell'estetica di cui sono portatrici. E che, salvo liquidare difensivamente escort e ragazze-immagine come eccezioni rispetto alla norma e alla normalità femminile, ci interrogano e ci interpellano: quella società, quell'immaginario, quei sogni e quei progetti, quell'etica e quell'estetica dicono qualcosa a noi tutte.
Leggendo e rileggendo dichiarazioni e interviste di Patrizia D'Addario, Lucia Rossini e Barbara Montereale, e soprattutto guardando e riguardando l'intervista filmata a quest'ultima sul sito di Repubblica, dove il viso e il corpo dicono più della parola scritta, cinque cose impressionano soprattutto. La prima è la padronanza con cui si catalogano e si contrattano mansioni, prestazioni e compensi: tanto per questo, il doppio per quello, «non lavoro per la gloria, se vado a una cena ci vado per avere dei soldi», fare la ragazza-immagine è diverso che fare la escort ma anche per una escort «quello è il suo lavoro, ognuno ha il suo lavoro».
Ora, è dagli anni 80 che il movimento per i diritti delle prostitute rivendica - senza convincermi, aggiungo - che fare sesso a pagamento, ovvero vendere il proprio corpo, è un lavoro come un altro, da negoziare come si fa con qualunque lavoro. Ma come siamo arrivati a rendere contabile e negoziabile qualsiasi prestazione del corpo, un sorriso, una presenza a cena, un ballo a una festa, un'impronta che fa immagine?
Mansioni come altre, sembra di sentir parlare gli operai che negli anni 70 ti spiegavano la catena di montaggio. Quale cambiamento culturale ha reso il corpo, per queste donne, simile a una macchina, e alienato come una macchina?
La seconda cosa è l'ossessione dell'immagine: non è nel regno delle cose ma in quello della rappresentazione che la vita si svolge. Le ragazze arrivano a palazzo Grazioli, cenano e per prima cosa vanno in bagno a fotografarsi, registe di se stesse, e a immortalare l'evento. L'emozione si deposita in quella foto, non riguarda tanto l'aver varcato la soglia del palazzo del potere (anche se dell'evento «straordinario» si dà notizia all'una di notte per telefono alla mamma che a sua volta tace e acconsente), quanto il registrare di averlo fatto e il poterlo mostrare ad altri. Qui il cambiamento culturale si chiama ovviamente televisione, fine del confine fra realtà e rappresentazione eccetera eccetera.
Ma colpisce ugualmente - terza cosa -, a fronte di questo peso dell'immagine, la derubricazione del potere politico in sé e per sé. Che «Silvio» (per Barbara) o «Papi» (per le altre ospiti ancora senza volto) sia casualmente il presidente del consiglio sembra essere tutto sommato un fatto relativo, e certamente non comporta alcun particolare cambio di registro o di galateo. Né alcun sospetto o alcuna cautela: quarta cosa, impressiona l'affidamento cieco all'uomo potente, come se il potere (maschile) avesse d'incanto perso ogni opacità e fosse diventato trasparente, credibile, anch'esso negoziabile (io resto a dormire con te, tu mi aiuti a fare il mio residence sulla costa). Certo aiuta, in questo, l'acclarata «affettuosità» dell'ospite, che tutte conquista, come se - quinta cosa che colpisce - ciascuna stentasse assai a trovarla altrove, e segnatamente in altri uomini: del resto, ci informa Barbara, lei fa la ragazza immagine solo perché non può fare quello che vorrebbe, cioè «la moglie e la madre».
E perché è questo che passa il convento, cioè il mercato del lavoro. Ma sul suo viso non passa mai l'ombra del risentimento, né del vittimismo. A conferma che tutta questa storia non si sta giocando nel registro di una rinnovata oppressione patriarcale, ma in quello di una perversa forma di emancipazione femminile, postpatriarcale e postfemminista. Che è forse ciò che la rende così complessa da leggere, in Italia e all'estero.

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venerdì 12 giugno 2009

Un ticket SERRACCHIANI-COZZOLINO??



In questi giorni molti mi hanno chiesto un'analisi dei risultati delle elezioni europee e segnatamente di quelle a Napoli e in Campania.
Lo ha fatto anche Norberto Gallo col quale abbiamo fatto una chiacchierata proprio su questo tema e che si è articolata in una intervista a TeleVomero.
L'intervista potete ascoltarla cliccando sul link che segue... "Un ticket SERRACCHIANI-COZZOLINO??" (Qui)
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venerdì 29 maggio 2009

Vi prego ..leggete questa triste storia..vi chiedo solo 2 minuti!


Ho letto su la repubblica,edizione napoletana,di oggi un articolo chemi ha lasciato senza parole.
Provo un profondo senso di smarrimento e angoscia allora ho deciso che la cosa migliore sia far conoscere questa triste,banale e tragica storia a quanta più gente possibile.
Dedicate 3 minuti della vostra attenzione alla lettura dell'articolo in questione...
"Nessun soccorso per il mio Petru in agonia" La moglie del romeno ucciso: "L´ambulanza solo dopo mezz´ora"

"Se era italiano sarebbe stato diverso, a noi ci lasciano morire così..."
CRISTINA ZAGARIA


«Per 5 minuti ha parlato. Per 10, mi ha guardato fisso negli occhi e, quando io gridavo, lui scuoteva la testa e mi stringeva più forte la mano. Per mezz´ora il corpo di mio marito Petru è rimasto per terra e nessuno ha fatto niente. Ci guardavano tutti e c´era anche chi mi scattava fotografie. È arrivata un´ambulanza, ma non era per noi era per il bambino ferito. Due feriti un´ambulanza sola... per l´italiano». Un´accusa. Lunga trenta minuti. Mirella è spaventata e arrabbiata. Mirella ha poco più di vent´anni ed è la moglie di Petru Birlandeanu, il romeno ucciso per errore a Montesanto. Mirella fuma e piange. Fuma e si preme le mani sulla testa. Fuma Winston blu e si accuccia per terra, seduta sul cordolo dell´aiuola davanti all´obitorio, tenendo stretta la mano al fratello.
Ernesto Cravero, docente della Federico II, sul sito di Noi Consumatori, conferma il racconto di Mirella: «Ritorno verso il ferito, ....( per continuare clicca su "leggi tutto")il poveretto non si muove più, la donna che era con lui piange in silenzio. Sento delle sirene, penso: è l´autoambulanza. No, è una volante. Sono disorientato...eppure l´ospedale dei Pellegrini è lì a 100 metri. Chissà, portarvi quell´uomo a braccia o in barella. Alle 20 gli addetti della funicolare chiudono le porte a vetro per isolare quel poveretto che è ancora lì e non si muove più». La sparatoria è avvenuta tra le 19.30 e le 19,40: trenta minuti prima. L´accusa di Mirella è dura: «Se era italiano sarebbe stato diverso. Agli italiani noi romeni facciamo paura e ci lasciano morire». E Mirella, piccola donna vestita di nero, con le ciabatte aperte e due cerchi d´oro alle orecchie, in Italia da tre anni, non trova spiegazione né tregua. «Mio marito è morto per 8 euro. Tanti erano i soldi che aveva in tasca. Tanti i soldi che racimoliamo ogni giorno e spediamo quasi tutto in Romania, dove c´è la mia bambina». Petru e Mirella hanno due figli, la più grande ha 10 anni, il più piccolo ne ha 6 e vive a Napoli. «Ma non lo portavamo quasi mai con noi al lavoro», fa notare Mirella. Lavoro? Petru suonava la fisarmonica sulla Cumana, ma era un calciatore. Mirella mostra la carta di identità del marito e racconta: «Era un centravanti del Poli Iasi, serie A rumena. Amava seguire le partite del Napoli e quando poteva giocava con i bambini, insegnava a giocare a calcio anche agli italiani. Perché Petru era romeno, non rom». Quando pronuncia la parola "italiani" grida: «Gli italiani vogliono ammazzare anche me. Non ho visto niente, niente... ma ero lì e la mafia ora mi sta cercando».
Un motorino sfreccia nel viale e lei scoppia a piangere. Un attimo dopo una sirena. Mirella si rannicchia e poi balza in piedi. I rumori della paura fanno affiorare i ricordi: «Siamo alla stazione. Sentiamo gli spari. Petru mi afferra e dice: "Corri". Vedo il sangue, ma lui mi dice che è solo un graffio e che devo correre. Fino alla fine ha pensato a me, a salvare me...a lui non ha pensato nessuno e io non potevo fare niente». Torna la rabbia, appannata dall´impotenza. Ora accanto a Mirella c´è suo fratello, una interprete romena, Elisabeta, Enzo Esposito dell´Opera Nomadi, Federico Zinna e Carlo Parato del Partito Identità Romena della Campania. Chi è accanto a Mirella ha già avviato la domanda in Prefettura (che si è già attivata) perché Petru sia riconosciuto vittima di mafia, mentre il Comune si è offerto di organizzare il trasferimento della salma in Romania. Ma Mirella non riesce a seguire niente. Si prepara a passare la notte piangendo, senza che le sue lacrime sfiorino mai il corpo di Petru, come vuole la tradizione. Telefona in Romania: «Preparate il vestito da sposo di Petru. Deve essere tutto pronto, per il funerale. Torniamo a casa presto, per sempre».

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giovedì 14 maggio 2009

«Acqua contaminata da un rubinetto su 4» Chi denunciamo alla Procura della Repubblica?? Il corriere della sera o l'acquedotto???


Dopo aver letto su Il corriere della sera l'allarme(ripreso da tutti i media)sull'acqua inquinata nei nostri rubinetti mi sono molto preccupato. Anche perchè a casa mia beviamo tranquillamente l'acqua del rubinetto da sempre.
Ieri poi abbiamo letto un articolo su Il Manifesto, a firma di Luca Fazio, e se da una parte ci siamo tranquillizzati dall'altra ci siamo profondamente indignati.
L'indgnazione è andata crescendo fino a chiedere ad un legale se non vi sia la possibilità di denunciare alla Procura della repubblica per procurato allarme Il corriere della sera oppure denunciare l'acuedotto di Napoli dove viviamo! Nell'attesa della risposta del nostro legale cominciamo col denunciarlo sul Web.
Per leggere l'articolo de Il Manifesto sopra citato.. (clicca Qui)

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giovedì 23 aprile 2009

Robespierre "L 'Incorruttibile"- alla luce di quanto succede oggi forse andrebbe rivalutato


A dispetto della scientifica denigrazione storica della sua figura Maximilian Robespierre andrebbe a nostro avviso rivalutato.
"(...)non fu mai un dittatore e mai gli venne in mente di sciogliere la Convenzione. Il suo voto, all'interno del Comitato di Salute Pubblica, non contò mai più di un dodicesimo. Non solo. L'Incorruttibile desiderò sempre che ad una rivoluzione politico-giuridica se ne affiancasse anche una sociale che, pur garantendo la proprietà privata, fosse in grado di sottrarre le masse popolari alla fame, alla miseria e all'ignoranza. Così con Robespierre si affermarono Diritti (come l'assistenza ai più deboli - cioè le nostre moderne pensioni sociali -, il suffragio universale, l'istruzione gratuita e di massa, la riforma agraria, il calmieramento dei prezzi relativi ai generi alimentari e di prima necessità - maximum generale - ) fino ad allora impensabili e improponibili. Robespierre si batté per l'abolizione della schiavitù nelle Colonie francesi e la Costituzione giacobina del 1793 da lui ispirata e voluta è una Carta dei Diritti che ancora oggi costituisce il nerbo di tutte le democrazie occidentali.(..)Il primo a ripristinare una lettura storica, e non faziosa, dell'Incorruttibile è stato Albert Mathiez, proprio nel suo saggio "Perché siamo Robespierristi".
Grazie a questo storico si è scoperto che ....( per continuare clicca su "leggi tutto")l'etichetta di "sanguinario" fu affibbiata a Robespierre proprio dai terroristi più esasperati saliti al potere dopo il 9 Termidoro (giorno in cui l'Incorruttibile fu arrestato). Si è capito che Robespierre rappresentò la moderazione, durante il Terrore, come confermano le testimonianze di alcuni suoi stessi nemici come Girault, girondino, e l'abate Le Duc, figlio naturale di Luigi XV. Lo stesso deve dirsi sulla sua presunta dittatura: all'interno del Comitato di Salute Pubblica egli era in minoranza; il Comitato di Sicurezza Generale gli era fortemente ostile tanto che questa ostilità pesò in maniera determinante sull'esito del 9 Termidoro.

Né si può dimenticare la sua netta contrarietà, durante la Costituente e in tempo di pace, alla pena di morte così come alla dichiarazione di guerra che la Francia Rivoluzionaria, sotto la spinta dei girondini e della stessa Monarchia, votò il 20 aprile 1792. Una guerra da lui fortemente osteggiata e poi vinta a Fleurus grazie soprattutto alle misure economiche applicabili solo con il Terrore, il cui vero scopo era proprio quello di creare le condizioni adatte per un dirigismo economico in grado di reperire le risorse finanziarie finalizzate a nutrire un esercito sempre più numeroso.

Potremmo continuare a lungo con queste considerazioni, ma ciò che deve fare più riflettere è che Robespierre, dai suoi contemporanei, era considerato positivamente, il più delle volte osannato, e sarebbe rimasto nella Storia un grande statista se fosse morto, sotto i colpi di Admiral, nell'attentato del 4 Pratile, cioè prima che venissero votati i provvedimenti che vanno sotto il nome di Grande Terrore.

Tutte queste considerazioni evidenziano come le storiografie termidoriana, capetingia e dantonista abbiano creato una forte mistificazione intorno alla figura di Robespierre che, oltre ad aver lasciato un segno indelebile nella Storia delle moderne socialdemocrazie, ebbe un'altra dote, sin d'allora merce rara: l'onestà.
Se infatti Mirabeau, Danton, Fouché ed altri arricchirono con la Rivoluzione, Robespierre guadagnò l'appellativo di Incorruttibile, appellativo riconosciuto finanche dai suoi stessi nemici.

Così ci sentiamo di poter sposare le parole di Mathiez che, per dare un'idea concreta di quella che era la situazione nella Francia del 1793, effettua un paragone con ciò che accadde nella nazione d'Oltralpe durante la Prima Guerra Mondiale, altro evento catastrofico come quello che i francesi si trovarono a fronteggiare durante la Rivoluzione, con una sola sostanziale differenza che la Francia del 1914 era una nazione unita e senza conflitti interni, quella del 1793 era dilaniata anche da una guerra civile causata da numerose ed estese insurrezioni come quelle in Vandea, a Lione, Tolone , Bordeaux, Caen, Nimes, Marsiglia ed altre città schierate con i controrivoluzionari e contro la repubblica.

"Quando la Francia rivoluzionaria - aggredita alle frontiere dall'Europa delle monarchie e lacerata all'interno dalla lotta contro chi voleva scendere a patti col nemico - capì che era giunto il momento di vincere o perire, concentrò le proprie forze in un estremo tentativo: fu l'organizzazione del Terrore, come strumento indispensabile per la vittoria. Robespierre, dall'animo così mite ed umano, ebbe un ruolo, un ruolo decisivo, nella messa in opera di un sistema di repressione, che doveva far tremare i traditori e ridurli all'impotenza. L'uomo che all'epoca della Costituente, quando la pace regnava ancora, si era levato contro misure d'eccezione premature, che si era opposto alle prime leggi contro il clero e gli emigrati, che aveva trattato sprezzantemente anche i manifesti incendiari del Principe di Condé, che si era dimostrato a più riprese un avversario deciso dell'accentramento dei poteri e che aveva assunto con coraggio la difesa di tutte le libertà, che aveva proposto invano l'abolizione della pena di morte, fu trascinato a poco a poco dalle necessità ineluttabili della duplice guerra - interna ed esterna - a dare la propria adesione e contributo alla sola politica capace di salvare in quel momento la Repubblica e la Francia.

Quando sul mondo si riversò la catastrofe del 1914, il governo repubblicano proclamò lo stato d'assedio su tutto il territorio francese, ponendo nelle mani dei consigli di guerra una giurisdizione sovrana non soltanto sui militari, ma anche sui civili. Furono sospese tutte le libertà… Basterebbe tenere a mente questa dittatura atroce alla quale una Francia calma ed unita è stata sottoposta per cinque lunghi anni [quelli della Prima Guerra Mondiale -ndr], per essere più equanimi verso i terroristi del 1793, che si dimostrarono liberali - oserei dire - in confronto ai nostri uomini di Stato di ieri e di oggi: non hanno proclamato lo stato d'assedio generale e illimitato, non hanno imposto la censura preventiva, non hanno mai consegnato i civili ai tribunali militari, non hanno sciolto la tribuna della Convenzione e nemmeno quella dei clubs
".(tratto da http://www.robespierre.it/perche.htm)

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mercoledì 18 marzo 2009

La paura globale


In un momento di crisi economica mondiale la via più facile per i governi è alimentare le paure e poi proporsi come salvatori al proprio popolo. Un popolo che non ha paura usa la ragione e governa gli istinti peggiori e dunque potrebbe organizzarsi e, unito, chiedere con forza soluzioni alla crisi, un popolo impaurito e minacciato è confuso, smarrito, diviso e incapace di difendersi.
Riflettendo su questi temi ho ripensato ad un passo di un vecchio libro di Edoardo Galeano "A testa in giù" che sembra profetico ed ho pensato di riproporlo ai nostri lettori. Eccolo di seguito..
La paura globale (
Quelli che lavorano hanno paura di perdere il lavoro.
Quelli che non lavorano hanno paura di non trovare mai lavoro.
Gli automobilisti hanno paura di camminare e i pedoni hanno paura di essere investiti.
La democrazia ha paura di ricordare e il linguaggio ha paura di dire.
I civili hanno paura dei militari, i militari hanno paura della mancanza di armi, le armi hanno paura della mancanza di guerre.
E’ il tempo della paura.
Paura da parte della donna della violenza dell’uomo e paura da parte dell’uomo della donna senza paura.
Paura dei ladri, paura della polizia.
Paura della porta non chiusa a chiave, del tempo senza orologi, del bambino senza televisione, paura della notte senza pastiglie per dormire e paura del giorno senza pastiglie per stare svegli.
Paura della moltitudine, paura della solitudine, paura di ciò che fu e di ciò che potrà essere, paura di morire, paura di vivere.

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venerdì 27 febbraio 2009

Può una donna essere bellissima e molto intelligente?


La risposta è .
Il problema è che in Italia e in tv non hanno spazio.
Perchè, diciamocela tutta, se in televisione mostrassero donne che oltre ad essere belle sono brave e anche intelligenti....
Oggi aprendo i giornali ci hanno colpito e messo allegria, nel drammatico contesto di violenza e crisi economica, due notizie apparentemente distanti tra loro.
Il discorso di Obama al congresso americano "più tasse ai ricchi per finanziare lo stato sociale e investimenti sulle energie verdi" e un'intervista, su la repubblica, ad una bellissima donna..Eva Mendes!!
L'intervista è da leggere tutta a nostro avviso...attenti però poichè correte il rischio di innamorarvi perdutamente di una donna che non potrete mai avere(forse...).
Se volete rischiare.... (per continuare clicca su "leggi tutto")

Eva: "La morte alza gli ascolti dall´antica Roma a YouTube"

"Simona chi? Mi scuso, ma non ho la minima idea di chi sia. Vengo in Italia ma non guardo la tv .
La roulette russa non si discosta troppo dall´idea di televisione di molti manager
Ieri le folle davanti alla ghigliottina, oggi si paga per assistere alle esecuzioni"
La Mendes è a Roma per presentare "Live!", che l´attrice ha anche prodotto, e sarà sugli schermi dal 6 marzo: il film è la storia di una cinica conduttrice tv disposta a tutto per fare audience
MARIA PIA FUSCO
ROMA


Chissà se qualche showgirl della tv nostrana si riconoscerà segretamente in Kate, la protagonista di Live! - dal 6 marzo con Moviemax in 140 copie - e nella sua ossessione per gli ascolti. Certo, la scelta di Kate per salvare l´audience del canale è un po´ troppo anche per la più ambiziosa delle nostre star: uno show sulla roulette russa, con sei persone che si puntano alla tempia una pistola caricata con cinque colpi a salve, uno mortale. Morte in diretta. Trovare i concorrenti è facile, il premio per quelli che sopravvivono è di 5 milioni di dollari. Lo show è un trionfo, l´audience supera il 50%.
Autore di Live!-Ascolti record al primo colpo è Bill Guttentag, Oscar per il documentario "Twin towers". Kate è Eva Mendes, che, disponibile ad ogni domanda, si stupisce solo quando le parlano di Simona Ventura:
«Simona chi? Mi scuso, non ho la minima idea di chi sia. Vengo in Italia spesso, ma non guardo la tv italiana».
Perché ha voluto tanto questo film al punto da produrlo?
«Intanto il ruolo era scritto per un uomo ed è stato fantastico strapparglielo, ma soprattutto volevo una storia molto provocatoria, che facesse riflettere e discutere. Piaccia o no il film, sarei contenta se qualcuno si ponesse quesiti morali. È più colpevole Kate o il pubblico che vede lo show o i concorrenti che, comunque sanno a cosa vanno incontro e hanno firmato un contratto?».

Lo vede come un film di fantascienza o è una storia probabile?

«La parte spaventosa del film è che molti manager di reality sarebbero d´accordo con Kate, da noi la concorrenza per l´audience è feroce. Ma se durante le riprese pensavo a una satira sulla tv Usa, sempre più mediocre, poi ho capito che il film riguarda tanti altri paesi. Non immaginavo ad esempio che il Grande Fratello qui fosse arrivato alla nona edizione, è una follia».

Nel film si citano la tv italiana e la Francia...

«Si dice che negli show italiani ci siano ballerine con seni nudi e glutei esposti. Giusto? E Kate nel film taglia un seno nudo dallo show dicendo "mica siamo in Francia". Perché da noi puoi mostrare armi, violenza e morte nelle news, ma sul nudo siamo molto puritani. Posso testimoniarlo: ho fatto una campagna per Calvin Klein in cui ho un solo seno scoperto. E in America sono stata censurata».

Qual è il peggio della tv americana?

«Trovo disgustosi gli show che fingono di interessarsi alle persone coinvolte invece le sfruttano e le manipolano. Da vent´anni va in onda lo Jerry Springer show, dove ad esempio si dice a qualcuno "sai che tua moglie ti tradisce con il tuo migliore amico?" e quello litiga con l´amico, con la moglie e tutti s´insultano, piangono, si scannano. Mettere in piazza le angosce emotive e i sentimenti è orribile. Non condanno nessuno: siamo tutti responsabili se continuiamo a guardare i reality. Ma non tutta la tv è trash, ci sono serie belle, come Madmen o Damages con Genn Close. C´è anche un reality che si salva, Runaway project, che promuove la creatività dei partecipanti».

Perché la gente ama vedere situazioni estreme fino alla morte?

«Non ho una risposta, non so chi ce l´abbia. Posso dire, come Kate, che la curiosità per lo spettacolo della morte viene da lontano: i romani al Colosseo, le folle davanti alla ghigliottina, in Usa c´è chi paga per assistere alle esecuzioni. E oggi la morte la vedi su YouTube».

Ci sono attrici che considera modelli?

«Agli inizi, essendo scura e latina, pensavo alle grandi italiane: Magnani, Loren, Lollobrigida, Cardinale. Ora penso che vorrei avere una varietà infinita di ruoli, come Kate Winslet, dalla commedia romantica al thriller, vorrei sempre sorprendere. Tra gli italiani mi piacerebbe lavorare con Muccino, L´ultimo bacio è il mio preferito».

È vero che da bambina voleva farsi suora?

«Sì, non so perché mi piacesse tanto l´idea. Poi, essendo di una famiglia modesta sempre con problemi di soldi, quando mia sorella mi ha spiegato che le suore non guadagnano, la vocazione è passata. In realtà se non avessi fatto l´attrice avrei fatto l´architetto o il designer di interni. L´architettura mi affascina, perciò amo tanto l´Italia».

La sua famiglia è di origine cubana. È mai stata a Cuba?

«No, ma ho una grande curiosità di conoscerla. Aspetto il momento opportuno, che non è adesso. La mia famiglia ha sofferto troppo, se andassi ora a Cuba si potrebbe pensare che appoggio Castro».

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giovedì 29 gennaio 2009

"Sfrennesiamenti" impegnati ma...Sfrennesiamenti


Come avrete notato è un pò che non scriviamo sul blog.
Molti ci hanno sollecitato a farlo soprattutto alla luce di quanto accade intorno a noi,di quanto accade a Napoli e in Campania e di quanto accade in Italia. Gli argomenti su cui riflettere e su cui esprimersi non mancavano di certo, la crisi dei partiti, delle istituzioni, della credibilità dei suoi rappresentanti e dei suoi maggiori leader.
Lo scandalo Romeo e il quadro avvilente della classe politica napoletana (pd in testa), l'inerzia del Comune e il sostanziale tirare a campare della Regione consigliavano di esprimersi e prendre posizione.
La crisi e la divisione della sinistra in tutti i suoi confusi e disseminati segmenti,l'approssimarsi delle prossime elezioni europee e provinciali, il tutto nel degrado politico,economico,ambientale e culturale in cui versano la nostra città e la nostra regione obbligano in qulche modo se non a "fare qualcosa" almeno a "dire qualcosa"!!
Confessiamo che eravamo senza parole, più le cose accadevano (caso De Magistris con corollario di punizioni per la procura di salerno e per il giornalista del corriere della sera, Carlo Vulpio, crisi economica, caso vigilanza rai, aumento dei cassintegrati e dei disoccupati, fallimenti di aziende ed esercizi commerciali,"scandalo" intercettazioni,accordo separato tra governo e sindacati contro il contratto di lavoro nazionale e contro la cgil e adesso il mercato,tra maggioranza e opposizione parlamentare sulla legge elettorale per le elezioni europee) e più ci aspettavamo una rivolta popolare.
E dunque aspettavamo speranzosi.
Speravamo in un grande successo della manifestazione (per continuare clicca su ("leggi tutto")di piazza Farnese, indetta da Grillo, Di Pietro e altri, in difesa di De Magistris e contro il degrado morale della politica nazionale e invece.... La piazza era "pienotta" non affollata, poche centinaia di persone, insomma un Flop!!
Allora qualche considerazione va tentata...
Occorre partire da un dato di fatto incontestabile e cioè che la gente, il popolo non si indigna più di tanto di fronte a quello che accade. O perlomeno si indigna ma è incapace o non vuole reagire collettivamente. C'è uno iato profondo tra l'inignazione e la rabbia che circola per esempio sul web e le azioni concrete di mobilitazione di piazza, tra il lamento e la rabbia che si sente tra gli amici o per strada e la disponibilità concreta a mobilitarsi e a scendere in piazza.
Frustrazione, disincanto, rassegnazione, sfiducia nel cambiamento e nelle forme d mobilitazione e di protesta che quel cambiamento potrebbero ottenere?
La crisi economica drammatica e il pessimismo sul futuro immediato fa allontanare la gente, la spinge a rifugiarsi nel privato, preoccupata per i soldi e la mancanza di opportunità, in attesa di tempi migliori?
Magari tutte queste cose insieme o altro che dovremo indagare meglio..resta il dato che la mobilitazione di piazza non funziona più!
Forse l'unica agorà credibile, con tutte le controindicazioni possibili, resta internet. La rete con i suoi spazi e le sue informazioni "orizzontali" e senza censura, il confronto e la partecipazione dal basso, i suoi social network, può aiutare a riformare la politica e a riscoprire il gusto dell'impegno collettivo e della mobilitazione?
Forse la presidenza Obama avrà effetti a cascata su tutto il pianeta e quindi anche da noi?
Il tempo, come sempre, si incaricherà di darci ragione o torto. A noi non resta che non demordere e cercare attraverso la rete, i suoi blog e i suoi social network di ricostruire un comun denominatore di emozioni, passioni e speranze che ci consenta nel prossimo futuro di continuare a credere nei nostri sogni di cambiamento.. se non per noi almeno per i giovanissimi e per i nostri figli!
Mi rendo conto che questo post può apparire solo uno "sfrennesiamento" e magari lo è..ma è ciò che ci passa per la testa in questo momento.

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